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IV Domenica di Quaresima (C)
7 Marzo 2010
"Una Storia
di Tutti i Giorni"
A cura di don
Alessio De Stefano
Corsi e ricorsi storici
di Vichiana memoria sembra essere il racconto contenuto in questa bellissima
e significativa pagina evangelica. Si può rileggere uno spaccato
di tante situazioni familiari della nostra società e dei nostri
tempi: incomprensioni familiari, figli che vanno e vengono, persone che
vantano solo diritti senza doveri, altri che restano… tutto è segno
di un disagio che vive chi sta sotto lo stesso tetto.
Decisione di uscire… voglia di evadere perché una certa situazione
di ordine personale, familiare o sociale ci sta stretta. È il sintomo
di un certo disagio/crisi che si sta attraversando; allora si pensa che
la cosa migliore da fare è allontanarsi e così si risolvono
i problemi che assillano la nostra vita e la nostra interiorità.
Si può dire, con il senno del poi, che il problema di questo giovane
è l'assenza di dialogo con se stesso e soprattutto con il fratello,
ma ciò che lo spinge ad andare lontano è anche il desiderio
di (falsa?) libertà che da tanto alberga nel suo cuore. Ma non
tutti i sogni diventano realtà… e una volta a destinazione, lontano
da casa, ci si accorge di essere circondati da una voragine di vuoto:
la nuova situazione vitale non è la migliore: non c'è un
senso e una logica alla quotidianità (si sperpera), si è
un apolide (lontano), è assente il calore di un caminetto ( se
ne andò), non si è più liberi (pascolare i porci…
anzi questi vivono in una condizione migliore)… ci si trova nel vuoto
assoluto e, al danno la beffa, spogli di tutto. La nuova esperienza vitale
deforma anche la propria identità: non più figlio ma semplicemente
servo. Mi sembra di rivedere, come applicazione immediata, tutte quelle
persone che, in nome di qualche ideale e non curanti dei valori più
grandi - famiglia- genitori- figli, chiudono tutto e partono per fare
"nuove esperienze". Esperienze che non approdano a niente e
che conducono ad un degrado personale e morale.
Quante separazioni si consumano con questa scusa!
Decisione di ritornare… ob torto collo si opta per il ritorno. Un
pensiero assillante: chissà cosa dirà o farà mio
Padre! Ma meraviglia delle meraviglie, il Padre, contrariamente ai nostri
canoni, è lì in attesa, aspetta impaziente il ritorno del
figlio, e appena lo vede… si muove, va incontro, lo abbraccia, lo bacia,
non lo lascia parlare, lo accoglie come quando è venuto al mondo…
e soprattutto lo libera dalla paura che staziona nel cuore per tutto ciò
che ha fatto. Umanamente parlando è un Padre, a dir poco, pazzo!
Questa follia "Paterna" è anche estesa, molte volte da
noi cristiani, a quelle persone che hanno il coraggio di perdonare le
offese subìte, di ricomporre una Famiglia disgregata da uno dei
Coniugi, di accettare il ritorno di un Figlio che ha buttato all'aria
tutti i risparmi di una vita… di risanare qualsiasi forma di disgregazione
o sfacelo. Per noi questo tipo di persone non dovrebbero esserci, perché
fondamentalmente non sono giusti.
In quest'ottica di giudizio, a dir poco temerario e infondato, è
collocata la figura del
Il Figlio maggiore…, venuto a conoscenza del ritorno del fratello,
pensa: se mio Padre fosse giusto, dovrebbe punire un Figlio del genere.
È un problema che lo assilla e, guardando all'atteggiamento assurdo
del Padre, non riesce a trovare una risposta. Questo figlio incarna, in
un certo senso, il cristiano che non si è mai impegnato a scrutare
il cuore di Dio, e si è esclusivamente limitato a gestire un rapporto
di fede fondato sull'apparenza e sul formalismo. A queste persone non
va proprio giù un Dio che apre le porte a chiunque voglia (ri)entrare
a far parte della sua famiglia, ma la cosa più sconcertante è
che nessuno vuole capire che la porta del Cuore Paterno non si è
mai chiusa, né per chi è uscito né per chi è
rimasto dentro.
Inoltre, il figlio desidera che la famiglia resti divisa, il Padre, dal
canto suo, lavora incessantemente per ricomporre l'Unità e la Comunione.
Per cui, uno dei tanti inviti che viene lanciato è proprio questo:
che non ci accada, come cristiani che stanno nella stessa comunità,
di lavorare contro il progetto di Dio a causa dei nostri stupidi pregiudizi
e della nostra presunzione orgogliosa… ma dobbiamo essere promotori di
concordia, di pace e di comunione, sapendo che davanti a Dio non ci sono
né privilegi né privilegiati… Ma siamo tutti fratelli e
figli di un unico Padre, che elargisce il suo amore indistintamente.
Buona Domenica!!!
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