I S A L M I
Salmi - Capitolo 1
[1]Beato l'uomo che non segue il consiglio degli
empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
[2]ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.
[3]Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.
[4]Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
[5]perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
[6]Il Signore veglia sul cammino
dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.
E’ un salmo “acrostico”:
la prima lettera dell’alfabeto (alef)
apre il salmo e l’ultima (tau) lo
chiude. Si vuole sintetizzare in modo simbolico l’arco intero delle parole,
cioè della vita. E’ un salmo sapienziale con una beatitudine e una maledizione:
due destini, giusto (vv. 1-3) ed empio (vv.4-6). Domina il concetto di via =
vita morale, scelta di vita etc.
La via del giusto è segnata descritta da alcuni verbi: “seguire” esprime una curiosità ancora
superficiale nei confronti del male. “Indugiare”
un fermarsi in ascolto, e alla fine si arriva all’acquiescenza durevole, la
partecipazione totale, la convivenza abituale. Il giusto è colui che sa vincere
in pienezza questa tentazione in tutti i suoi gradi. La via propria del giusto
è fondata sull’adesione incondizionata alla legge del Signore. La torah diventa
norma di vita, ristora l’anima, rende saggia la mente, rallegrano il cuore etc.
L’albero lungo corsi d’acqua è l’immagine più eloquente per dire la condizione
del giusto… sempre rigoglioso.
La via dell’empio è posta in parallelo antitetico alla via del
giusto. Gli empi sono come pula… non hanno consistenza… sempre sballottati e
mai se stessi. Non potranno alzarsi perché non hanno la forza di farlo e
soccomberanno nel giudizio divino, saranno esclusi per sempre dalla comunità
dei giusti. Il salmo si chiude con un invito a seguire le scelte genuine della
coscienza con coerenza e fedeltà. C’è un’apertura alla speranza e alla fiducia.
Salmo - 2
[1]Perché le genti congiurano
perché invano cospirano i popoli?
[2]Insorgono i re della terra
e i principi congiurano insieme
contro il Signore e contro il suo Messia:
[3]«Spezziamo le loro catene,
gettiamo via i loro legami».
[4]Se ne ride chi abita i cieli,
li schernisce dall'alto il Signore.
[5]Egli parla loro con ira,
li spaventa nel suo sdegno:
[6]«Io l'ho costituito mio sovrano
sul Sion mio santo monte».
[7]Annunzierò il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.
[8]Chiedi a me, ti darò in possesso le genti
e in dominio i confini della terra.
[9]Le spezzerai con scettro di ferro,
come vasi di argilla le frantumerai».
[10]E ora, sovrani, siate saggi
istruitevi, giudici della terra;
[11]servite Dio con timore
e con tremore esultate;
[12]che non si sdegni e voi perdiate la via.
Improvvisa divampa la sua ira.
Beato chi in lui si rifugia.
Ecco una delle pagine più celebri del Salterio: col salmo 110 essa costituisce il testo classico della preghiera messianica cristiana. Questo aspetto è visibile nella strofa iniziale e finale del testo. Nella prima appare la rivolta dei re vassalli “re della terra” a cui si oppone Jhwh che protegge il suo messia. Nella parte finale sono di scena i vassalli che sono costretti alla sottomissione al Jhwh e al suo messia.
1. Alle macchinazioni dei principi di questo mondo si oppone una grandiosa scena celeste dominata dalla monumentale figura di Jhwh assiso in trono. Al centro di tutto c’è il concetto della consacrazione regale. La figura maestosa di Dio ricopre la minuscola figura dei re di Sion con la sua inattaccabile autorità.
2. Il sovrano si accinge a parlare. Egli vuole proclamare il cosiddetto “protocollo regale” che legittimava il potere sovrano del re davidico come luogotenente di Dio sulla terra.. Il cuore del decreto è: “ Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”. Per gli ebrei avviene per adozione e non per generazione. In Gesù Cristo, per generazione e non per adozione.
Tutta la storia si muove su un itinerario tracciato da Dio
Salmo - 3
[1]Salmo di Davide quando fuggiva il figlio Assalonne.
[2]Signore, quanti sono i miei oppressori!
Molti contro di me insorgono.
[3]Molti di me vanno dicendo:
«Neppure Dio lo salva!».
[4]Ma tu, Signore, sei mia difesa,
tu sei mia gloria e sollevi il mio capo.
[5]Al Signore innalzo la mia voce
e mi risponde dal suo monte santo.
[6]Io mi corico e mi addormento,
mi sveglio perché il Signore mi sostiene.
[7]Non temo la moltitudine di genti
che contro di me si accampano.
[8]Sorgi, Signore,
salvami, Dio mio.
Hai colpito sulla guancia i miei nemici,
hai spezzato i denti ai peccatori.
[9]Del Signore è la salvezza:
sul tuo popolo la tua benedizione.
Questa breve composizione salmica, usata come
preghiera mattutina, oscillata il lamento e la fiducia. Lo schema è semplice:
essi (nemici); tu (Dio Salvatore); io (l’orante).
Il salmista entra in scena con una descrizione della sua situazione drammatica
in cui imperversano i nemici. Il gran numero dei nemici stride con la
solitudine del protagonista angosciato. Allora……...
TU, DIO. E’ fondamentale il “ma” del v. 4 che segna la svolta:
dall’oscurità alla luce.
Il TU di Dio domina tutta la scena e crea un’atmosfera nuova. C’è
sollievo.
IO, L’Orante. La notte è lo sfondo dei vv. 6-7. La notte è un grembo di morte. Il giorno è segno di vita. Ogni alba è la testimonianza della vittoria sfolgorante di Dio sul male e sul nulla. Attorno al giusto è quasi schierato un esercito come per un assedio. Ma il cuore del fedele è sereno perché egli ha affidato la sua sopravvivenza all’Onnipotente.
Inno Finale. L’inno (vv. 8-9) si apre con un celebre “Sorgi!”. E’ l’esclamazione che dice tutta l’energia di Dio nel portare la salvezza e nell’esprimere il suo giudizio. E’ il grido di preghiera di tutta la comunità che desidera porsi sotto l’azione protettrice della benedizione divina. L’esperienza dell’individuo (IO) diventa l’esperienza vissuta da tutti, dal “noi” dell’intera comunità radunata nel nome del Signore e assediata da pericoli, da persecuzioni e da oscurità.
Salmo - 4
[1]Al maestro del coro. Per strumenti a corda.
Salmo.
Di Davide.
[2]Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia:
dalle angosce mi hai liberato;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
[3]Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore?
Perché amate cose vane e cercate la menzogna?
[4]Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele:
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
[5]Tremate e non peccate,
sul vostro giaciglio riflettete e placatevi.
[6]Offrite sacrifici di giustizia
e confidate nel Signore.
[7]Molti dicono: «Chi ci farà
vedere il bene?».
Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.
[8]Hai messo più gioia nel mio cuore
di quando abbondano vino e frumento.
[9]In pace mi corico e subito mi addormento:
tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.
Un’atmosfera di pace e di serenità avvolge questo
carme notturno dominato dalla fiducia i Dio (vv. 5.9) L’orante è testimone
privilegiato dell’amore di Dio e il suo messaggio passa anche attraverso il
freddo e l’oscurità della notte. C’è una vena di angoscia, rappresentata dalla
notte, ma lo scopo è quello di far emergere la gioia della fiducia.
LAMENTAZIONE. L’inizio è di
lamentazione. Gli interlocutori sono due: Io
e Dio. Dio è visto come “mia giustizia” = salvezza, speranza, liberazione.
Le angosce sono una prigione per l’uomo; Dio spalanca le porte della speranza.
FIDUCIA. Il messaggio è un vigoroso
appello (vv. 3-7) a optare per Dio, abbandonandosi al suo progetto e al suo
amore, vincendo ogni sfiducia e sbandamento. Alla misera condizione
dell’idolatra il poeta contrappone la beatitudine della fede. Il fedele esprime
un ventaglio di sentimenti e di relazioni che toccano la volontà, l’amore, la
passione, la conoscenza e l’azione. In lui il Signore compie due operazioni: lo
ricolma di prodigi e lo ascolta quando egli invoca aiuto. Nei vv. 5-7 il salmista invita a non peccare
e a riflettere compiendo un esame di coscienza nel segreto della notte. Nella
calma l’uomo si scopre interamente. La conversione si deve esprimere in due
atteggiamenti: il culto e la fede. La domanda del v. 7 trova una riposta nella
rivelazione di Dio.
TESORI DI SPERANZA. I vv. 8-9: una
vita felice e serena è deposta nelle mani del Signore. La notte scende ma il
cuore è colmo di gioia e di speranza e si attende lo schiudersi dell’aurora. La
gioia e la pace sono come vino e frumento: simboli del benessere e della pace.
L’intero salmo si chiude con l’immagine del sonno, segno del riposo ma anche
della rivelazione divina. “ C’è in me questa pace che va incontro al sonno. C’è
in me questo tesoro di una speranza che tu mi hai data”. (Paul Claudel).
Salmo - 5
[1]Al maestro del coro. Per flauti. Salmo. Di Davide.
[2]Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
[3]Ascolta la voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché ti prego, Signore.
[4]Al mattino ascolta la mia voce;
fin dal mattino t'invoco e sto in attesa.
[5]Tu non sei un Dio che si compiace del male;
presso di te il malvagio non trova dimora;
[6]gli stolti non sostengono il tuo sguardo.
Tu detesti chi fa il male,
[7]fai perire i bugiardi.
Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.
[8]Ma io per la tua grande misericordia
entrerò nella tua casa;
mi prostrerò con timore
nel tuo santo tempio.
[9]Signore, guidami con giustizia
di fronte ai miei nemici;
spianami davanti il tuo cammino.
[10]Non c'è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua è tutta adulazione.
[11]Condannali, o Dio, soccombano alle loro trame,
per tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.
[12]Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Tu li proteggi e in te si allieteranno
quanti amano il tuo nome.
[13]Signore, tu benedici il giusto:
come scudo lo copre la tua benevolenza.
Come nel Sal 3 lo fondo di questo carme sembra
essere quello dell’alba (v.4), ma la tonalità fondamentale è quella della
supplica contro gli incubi e le amarezze dell’esistenza che, proprio cl
mattino, si apre ad una nuova tappa. Quando nel tempio si celebra il sacrificio
di apertura della giornata, ogni fedele è invitato a far confluire in quel
gesto comunitario la notte di veglia e di preghiera ma anche la notte di delle
sofferenze e del male. Dio farà brillare il suo volto.
Tu, Dio. E’ l’aurora, il momento
dell’esaudimento secondo la tradizione biblica. Il fedele espone la sua richiesta per l’ultima volta e
attende nella fede la risposta divina che normalmente veniva trasmessa nel
tempio attraverso l’oracolo di un sacerdote. L’alba può essere per il fedele
non solo l’inizio di una nuova giornata, ma anche di una nuova storia. La
radice della speranza in una risposta è tracciata nei vv. 5-7.
Io, L’orante. Le porte del tempio,
sbarrate per gli empi, si aprono ora per il fedele (vv.8-9). Egli può entrare e
gustare la comunione gioiosa con Dio, mentre fuori imperversa e celebra i suoi
apparenti ed effimeri trionfi. Il dato più significativo che emerge è la
celebrazione dell’assoluta gratuità della fede e della salvezza. Il dono della
comunione e della gioia è offerto da due attributi divini: hesed e sedaqah.
Hesed= amore, passione, tenerezza, misericordia e fedeltà e si concretizza
nelle relazioni dell’alleanza e negli interventi liberatori di Dio nella storia
della salvezza. Sedaqah = non è
giustizia forense, ma richiama l’attenzione benevola di Dio che, come un padre,
non abbandona i suoi figli,ma li guida verso la salvezza piena. Dio si
interessa dell’uomo.
Essi, i nemici. La presentazione
degli avversari (vv.10-11) avviene sulla base di alcuni tratti somatici: bocca,
viscere, gola e lingua.
La bocca è falsa, il cuore \viscere è perfido, la gola è un sepolcro aperto, la
lingua è piena di veleno. L’ira del fedele contro il male e l’ingiustizia è un
allinearsi con Dio. Male= sfida a Dio. Il salmo si chiude con un finale di
gioia e di pace. Pace e serenità sono di chi è fedele a Dio. Una giornata
segnata dalla fatica e dall’ansia avrà sempre su di sé il sole della
benedizione divina.
Salmo- 6
[1]Al maestro del coro. Per strumenti a corda.
Sull'ottava.
Salmo. Di Davide.
[2]Signore, non punirmi nel tuo sdegno,
non castigarmi nel tuo furore.
[3]Pietà di me, Signore: vengo meno;
risanami, Signore: tremano le mie ossa.
[4]L'anima mia è tutta sconvolta,
ma tu, Signore, fino a quando...?
[5]Volgiti, Signore, a liberarmi,
salvami per la tua misericordia.
[6]Nessuno tra i morti ti ricorda.
Chi negli inferi canta le tue lodi?
[7]Sono stremato dai lungi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
[8]I miei occhi si consumano nel dolore,
invecchio fra tanti miei oppressori.
[9]Via da me voi tutti che fate
il male,
il Signore ascolta la voce del mio pianto.
[10]Il Signore ascolta la mia supplica,
il Signore accoglie la mia preghiera.
[11]Arrossiscano e tremino i miei nemici,
confusi, indietreggino all'istante.
In questa lirica, come altrove, di scena è la
sofferenza elementare: quella fisica (v.3). Ma accanto a questo dato primario e
istintivo emerge un dato importante e decisivo: la sofferenza fisica scaturisce
dal peccato (cf. Gv 9,2). E’ per questo che l’orante riconosce il suo peccato e
si affida alla misericordia di Dio. Diventa allora la supplica di un peccatore.
La supplica dell’infelice-peccatore.
Il salmo si apre con una formula basata sul nesso delitto-castigo (v.2). A
questa implorazione segue il corpus vero e proprio della supplica (vv.3-8): la
sofferenza psico-fisica(vv. 3-4); l’implorazione(vv. 5-6); la sofferenza
psico-fisica(vv. 7-8). Tre organi sono messi in evidenza: L’anima, le ossa, gli
occhi. L’anima = l’essere intero; Le ossa
= la struttura del corpo; Gli occhi = la capacità visiva che annebbia la vita.
Non c’è chiarezza… Da questo panorama di desolazione sale un
grido di protesta a Dio… è sua l’ultima parola.
Il grido di vittoria. E’ la certezza
che Dio non abbandona e che già nell’amarezza del presente c’è nascosta il suo
intervento (vv. 9-11). La fede ha una forza che tramuta il dolore in gioia, la
disperazione in fiducia. La preghiera non si spegne mai nell’assurdo e
nell’abbandono. Ci sono sempre i nemici = coloro che propongono una visione di
Dio non conforme alla religione: “dov’è il tuo Dio?”. Questi non consolano ma
infieriscono su chi soffre. Tuttavia l’orante è certo di avere un difensore che
spazzerà via queste ipocrite presenze… indietreggeranno di fronte all’azione
liberatrice di Dio e il fedele si affiderà totalmente al suo Dio.
Salmi - Capitolo 7
[1]Lamento che Davide rivolse al Signore
per le parole di Cus il Beniaminita.
[2]Signore, mio Dio, in te mi rifugio:
salvami e liberami da chi mi perseguita,
[3]perché non mi sbrani come un leone,
non mi sbrani senza che alcuno mi salvi.
[4]Signore mio Dio, se così ho agito:
se c'è iniquità sulle mie mani,
[5]se ho ripagato il mio amico con il male,
se a torto ho spogliato i miei avversari,
[6]il nemico m'insegua e mi raggiunga,
calpesti a terra la mia vita
e trascini nella polvere il mio onore.
[7]Sorgi, Signore, nel tuo sdegno,
levati contro il furore dei nemici,
alzati per il giudizio che hai stabilito.
[8]L'assemblea dei popoli ti circondi:
dall'alto volgiti contro di essa.
[9]Il Signore decide la causa dei popoli:
giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo la mia innocenza, o Altissimo.
[10]Poni fine al male degli empi;
rafforza l'uomo retto,
tu che provi mente e cuore, Dio giusto.
[11]La mia difesa è nel Signore,
egli salva i retti di cuore.
[12]Dio è giudice giusto,
ogni giorno si accende il suo sdegno.
[13]Non torna forse ad affilare la spada,
a tendere e puntare il suo arco?
[14]Si prepara strumenti di morte,
arroventa le sue frecce.
[15]Ecco, l'empio produce
ingiustizia,
concepisce malizia, partorisce menzogna.
[16]Egli scava un pozzo profondo
e cade nella fossa che ha fatto;
[17]la sua malizia ricade sul suo capo,
la sua violenza gli piomba sulla testa.
[18]Loderò il Signore per la sua giustizia
e canterò il nome di Dio, l'Altissimo.
Il tono di questo salmo oscilla tra il lamento e
il “giuramento di innocenza” (R. de Vaux), un genere appartenente al diritto
sacrale ebraico. Il giuramento si faceva quando un imputato non poteva addurre
testimoni a sua discolpa, o il processo non poteva arrivare a una conclusione
certa, allora si faceva un giuramento in nome di Dio sigillato da un oracolo.
Nei vv. 4-17 troviamo questa situazione appena descritta. I vv. 2-3 e 18 fanno
da cornice a tutto il contesto.
La figura di Dio Giudice domina tutta la scena, assiso sul trono e circondato
dal suo consiglio della corona: è a questa corte che il protagonista del salmo
si rivolge per ottenere giustizia. Inoltre Dio veste anche i panni di un
generale militare vittorioso e il nemico come crudele tiranno che tenta di
trascinare nella polvere della sconfitta il giusto.
Giuramento dell’innocenza. Il rito
si costituiva di due momenti: la confessione negativa dei peccati non commessi
e l’autopunizione (vv. 4-6). L’accusato attesta in modo profondo l’onesta del
suo comportamento e l’applicazione corretta della legge dell’amore. Inoltre
ripaga l’amico e si vendica degli avversari. Questo momento si chiude con
un’automaledizione. Adesso si deve attendere l’intervento di Dio. Egli solo può
dipanare questa situazione.
La grande assise divina. Nei vv.
7-14 Dio è chiamato in causa come giudice. Egli viene presentato in tutta la
sua gloria e maestà solennemente seduto sul suo trono. La sua azione è negativa
e positiva. Prima di tutto prende le difese del giusto. L’intervento negativo
riguarda gli ingiusti che vengono letteralmente assediati e fermati. Il suo
giudizio è giusto perché egli riesce a guardare il cuore di ciascun uomo,
scruta le coscienze e penetra le intelligenze più profonde e nascoste. Queste
qualità non sono degli uomini. “Dio è
giudice giusto”. L’ira di Dio è un
antropomorfismo di ciò che è l’aspetto punitivo della giustizia divina.
L’orizzonte verso cui si apre il salmo è la speranza e la fiducia nel trionfo
della giustizia divina.
Salmo - 8
[1]Al maestro di coro. Sul canto: «I Torchi...».
Salmo. Di Davide.
[2]O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
[3]Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
[4]Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
[5]che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
[6]Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
[7]gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
[8]tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
[9]Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.
[10]O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.
Questo salmo è un canto entusiasta dell’uomo,
creatura piccola e insignificante se paragonata e confrontata alla immense
opere di tutto il creato, eppure signore del creato, coronato sovrano da Dio
stesso, canna pensante che può comprendere e giudicare tutto l’essere.
L’atmosfera è notturna.
Prima scena Il salmo è racchiuso,
secondo l’inclusione, dentro una solenne acclamazione indirizzata al Creatore e
Signore di tutto l’universo (v. 2a – 10). Si entra nel carme vero e proprio, la
cui prima strofa è dominata dal confronto tra Dio – uomo – creato. Sulla scena
appare innanzitutto Dio, la cui
gloria è cantata dai quattro punti cardinali, ma anche dalle labbra
dell’essere più grande, l’uomo, fin dai
suoi inizi (v. 3). Lode che affiora spontanea e confonde i discorsi dei
presuntuosi. Ma il cuore del salmo appare nel v. 4 ed è costituito dal fascino
di una notte di stelle. Forse il contesto è una festa notturna, nel cui interno
nasce l’interrogativo: che cos’è l’uomo nell’infinito? La prima risposta è
negativa, c’è tanta sproporzione. La prima reazione è perciò di sgomento: come
può ricordarsi e prendersi cura di questa creatura?
Seconda scena Ma ecco la grande
sorpresa (vv. 6-9): questa creatura è dotata di grande dignità che la rende
“poco meno degli angeli\Dio”. L’uomo ha nel cosmo quasi una posizione divina, è
il luogotenente del Signore stesso. Il suo dominio non conosce confini (cfr.
l’agg. “tutto”). E’ un dominio donato da Dio, concesso in amministrazione da
Colui che chiama l’universo “opera delle mie mani”, il Signore. Il salmo è un invito all’uomo perché sappia
continuare, con tutte le sue capacità e doti, la realizzazione di un’armonia
ecologica e sociale (G.S. 12)
Salmi - Capitolo 9
[1]Al maestro del coro. In sordina. Salmo. Di Davide.
[2]Loderò il Signore con tutto il cuore
e annunzierò tutte le tue meraviglie.
[3]Gioisco in te ed esulto,
canto inni al tuo nome, o Altissimo.
[4]Mentre i miei nemici retrocedono,
davanti a te inciampano e periscono,
[5]perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa;
siedi in trono giudice giusto.
[6]Hai minacciato le nazioni, hai sterminato l'empio,
il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.
[7]Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico,
è scomparso il ricordo delle città che hai distrutte.
[8]Ma il Signore sta assiso in eterno;
erige per il giudizio il suo trono:
[9]giudicherà il mondo con giustizia,
con rettitudine deciderà le cause dei popoli.
[10]Il Signore sarà un riparo per l'oppresso,
in tempo di angoscia un rifugio sicuro.
[11]Confidino in te quanti conoscono il tuo nome,
perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.
[12]Cantate inni al Signore, che abita in Sion,
narrate tra i popoli le sue opere.
[13]Vindice del sangue, egli ricorda,
non dimentica il grido degli afflitti.
[14]Abbi pietà di me, Signore,
vedi la mia miseria, opera dei miei nemici,
tu che mi strappi dalle soglie della morte,
[15]perché possa annunziare le tue lodi,
esultare per la tua salvezza
alle porte della città di Sion.
[16]Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavata,
nella rete che hanno teso si impiglia il loro piede.
[17]Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia;
l'empio è caduto nella rete, opera delle sue mani.
[18]Tornino gli empi negli inferi,
tutti i popoli che dimenticano Dio.
[19]Perché il povero non sarà dimenticato,
la speranza degli afflitti non resterà delusa.
[20]Sorgi, Signore, non prevalga l'uomo:
davanti a te siano giudicate le genti.
[21]Riempile di spavento, Signore,
sappiano le genti che sono mortali.
[22]Perché, Signore, stai lontano,
nel tempo dell'angoscia ti nascondi?
[23]Il misero soccombe all'orgoglio dell'empio
e cade nelle insidie tramate.
[24]L'empio si vanta delle sue brame,
l'avaro maledice, disprezza Dio.
[25]L'empio insolente disprezza il Signore:
«Dio non se ne cura: Dio non esiste»;
questo è il suo pensiero.
[26]Le sue imprese riescono sempre.
Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi:
disprezza tutti i suoi avversari.
[27]Egli pensa: «Non sarò mai scosso,
vivrò sempre senza sventure».
[28]Di spergiuri, di frodi e d'inganni ha piena la bocca,
sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso.
[29]Sta in agguato dietro le siepi,
dai nascondigli uccide l'innocente.
[30]I suoi occhi spiano l'infelice,
sta in agguato nell'ombra come un leone nel covo.
Sta in agguato per ghermire il misero,
ghermisce il misero attirandolo nella rete.
[31]Infierisce di colpo sull'oppresso,
cadono gl'infelici sotto la sua violenza.
[32]Egli pensa: «Dio dimentica,
nasconde il volto, non vede più nulla».
[33]Sorgi, Signore, alza la tua mano,
non dimenticare i miseri.
[34]Perché l'empio disprezza Dio
e pensa: «Non ne chiederà conto»?
[35]Eppure tu vedi l'affanno e il dolore,
tutto tu guardi e prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero,
dell'orfano tu sei il sostegno.
Spezza il braccio dell'empio e del malvagio;
[36]Punisci il suo peccato e più non lo trovi.
[37]Il Signore è re in eterno, per sempre:
dalla sua terra sono scomparse le genti.
[38]Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri,
rafforzi i loro cuori, porgi l'orecchio
[39]per far giustizia all'orfano e all'oppresso;
e non incuta più terrore l'uomo fatto di terra.
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Questo
lungo salmo è diviso dalla tradizione ebraica in due parti, per ci troviamo
adesso con la doppia numerazione.
I poveri del Signore. Il temine fondamentale usato dal salmo è anawim, un vocabolo che forse è legato
al gesto del curvarsi. Il povero è sempre braccato dall’orgoglio dei superbi.
Questo atteggiamento si sposta anche sul piano religioso: il povero è colui che
si sottomette a Dio nella fiducia e
nell’abbandono alla sua volontà. L’empio invece è sempre colui che sfida. Nel
nostro salmo il povero è chiamato anche ebjon,
“colui che desidera”, indigente che manca del minimo vitale,
sistematicamente schernito dalle alte classi. Dak è il terzo vocabolo e suppone “l’essere schiacciato e
conculcato”, è, quindi l’oppresso in
senso stretto. Si delinea la fisionomia del povero nella bibbia, emblema anche
dell’Israele fedele. Egli non si appoggia su tattiche economiche e sul proprio
orgoglio, ma sua unica forza è la giustizia di Dio. I poveri diventano
l’Israele qualitativo. Gli oppressori. Il termine è Gojim, che nella tradizione indica le nazioni (straniere). Il
vocabolo è usato anche in senso spregiativo, tanto da diventare sinonimo di empio, oppressore, sfruttatore. Per cui
“Pagani” non sono gli oppressori di Israele ma anche gli stessi potenti di
Israele che schiacciamo i poveri. La preghiera del salmo si orienta in modo
limpido tra: poveri – potenti – Dio.
I. Lode al Signore. Vv. 2-3 lode
al Signore Liberatore. Vv. 4-7: il giudizio di Dio sugli empi. Vv. 8-9: lode al
Signore Giudice. Vv. 10-13: il giudizio di Dio in favore del povero.
II. Appello al Signore Giudice. Vv. 14-21: in quattro quadretti (vv.
14-15; 16-17; 18-19; 20-21) si fronteggiano poveri e ingiusti nell’attesa di un
diretto intervento divino.
III. Supplica finale al Signore re giudice. Il potente umiliato, il
giusto esaltato (vv. 22-39= Sal 10). Sui due protagonisti si erge la solenne
figura del Signore, giudice giusto, nonostante il silenzio. Nei confronti
dell’empio la sua azione è descritta con simboli bellici (9,4). Non mancano
anche immagini desunte dall’ambito giudiziario (9,5.8.20.33.39). Per il povero,
invece, la simbologia usata è quella del “rifugio”. Dio interviene
trionfalmente, “sorge” ben vivo, “vede il dolore” etc. Il salmo allora si trasforma in una pagina
di ottimismo e fiducia in Dio liberatore. Dio fa la causa dei poveri, degli ultimi,
dei calpestati.
SALMO 11(10)
Al Maestro del coro.
Di Davide
Nel Signore mi sono
rifugiato, come potete dirmi:
«Fuggi come un passero verso il monte»?
[2]Ecco, gli empi tendono l'arco,
aggiustano la freccia sulla corda
per colpire nel buio i retti di cuore.
[3]Quando sono scosse le fondamenta,
il giusto che cosa può fare?
[4]Ma il Signore nel tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi sono aperti sul mondo,
le sue pupille scrutano ogni uomo.
[5]Il Signore scruta giusti ed empi,
egli odia chi ama la violenza.
[6]Farà piovere sugli empi
brace, fuoco e zolfo,
vento bruciante toccherà loro in sorte;
[7]Giusto è il
Signore, ama le cose giuste;
gli uomini retti vedranno il suo volto.
Questa piccola e deliziosa lirica, colma di pace
e di serenità, apre una breve serie di preghiere e di fiducia che vanno sino al
Sal 14. Al centro si staglia la figura di Dio invocato come Jhwh. La finale
(v.7) è poi il vero e proprio riassunto di tutto il canto. Il Signore è il Dio dell’amore
e quindi salva chi in Lui si rifugia; il Signore è un Dio morale e non è
indifferente al bene o al male, perciò salva e protegge il giusto.
L’empio e il suo trionfo. Il testo si apre con una professione di
fede (vv. 1-3) che ha la funzione di una dichiarazione programmatica. Abbiamo
due sapienze a confronto. La prima si esprime attraverso la proposta degli
amici del salmista che suggeriscono la fuga dal pericolo, l’atteggiamento
rinunciatario ed egoista. La seconda, invece, quella dell’orante che decide di
restare affidandosi alla protezione di Dio. La prima strofa è dominata
dall’assalto del male, attraversata dal sibilo delle frecce dei cacciatori –
nemici (v.2), è percorsa dai colpi che centrano la vittima esposta e indifesa.
A questo punto la fede in Dio potrebbe vacillare, il trionfo del male è come
una tempesta cosmica che scardina tutto (v.3). I questa situazione di sfacelo Dio,
il giusto, dove si trova? Che senso ha essere giusti in mondo in balia
dell’ingiustizia? Conviene vivere da pecora in un mondo…? Il Dio apparentemente
silenzioso si muoverà e interverrà.
Il giusto e il suo trionfo. Nella
seconda strofa (vv. 4-7), assiso sul suo trono celeste e su quello dell’arca,
Dio può abbracciare con uno sguardo l’intero orizzonte dell’essere. Dio scruta
ogni uomo. Dio non è coinvolto solo con la sua vista; anche i suoi sentimenti,
la sua personalità, sono coinvolti ed esplodono in un odio istintivo e
viscerale (v. 5). Dio interviene come un guerriero cosmico. L’empio è avvolto
da questa pioggia infuocata e da questo vento bruciante (v. 6) e finalmente è
arrivata la giustizia divina. Il salmo non offre solo questa visione lugubre.
Ed ecco, allora, in finale il v. 7 apre l’orizzonte alla luce e alla pace. La
speranza non nasce dalle rovine del male. La vera ricompensa del giusto è Dio
stesso, che si offre a lui in una comunione di vita. I giusti potranno
contemplare il volto di Dio e saziarsi di gioia e di pace in questa
contemplazione piena e vitale. Con questa speranza si continua a camminare e a
combattere, anche in mezzo al groviglio scandaloso della storia presente.
[1]Al maestro del coro. Sull'ottava. Salmo. Di
Davide.
[2]Salvami, Signore!
Non c'è più un uomo fedele;
è scomparsa la fedeltà tra i figli dell'uomo.
[3]Si dicono menzogne l'uno all'altro,
labbra bugiarde parlano con cuore doppio.
[4]Recida il Signore
le labbra bugiarde,
la lingua che dice parole arroganti,
[5]quanti dicono: «Per la nostra lingua siamo forti,
ci difendiamo con le nostre labbra:
chi sarà nostro padrone?».
[6]«Per
l'oppressione dei miseri e il gemito dei poveri,
io sorgerò - dice il Signore -
metterò in salvo chi è disprezzato».
[7]I detti del Signore sono puri,
argento raffinato nel crogiuolo,
purificato nel fuoco sette volte.
[8]Tu, o Signore, ci
custodirai,
ci guarderai da questa gente per sempre.
[9]Mentre gli empi si aggirano intorno,
emergono i peggiori tra gli uomini
___________________________________________________________________________
Il tema fondamentale della supplica è, infatti, quello della relazioni sociali
che, in una cultura a matrice orale com’è quella semitica, sono basate sulla
funzione decisiva della parola. Si comprende l’appello del salmista ad evitare
la piaga della menzogna. La verità invece è la trama dei diritti e della
libertà. La doppiezza, l’ipocrisia, la falsità sono la via ideale con cui un
potere ingiusto si costruisce una nuova e perversa struttura dello stato, della
giustizia e della società. Appello Il salmo si può dividere in due parti. La prima parte il
grande e accorato appello (vv. 2-5), la seconda parte l’oracolo divino
(vv.6-9).
Vv. 2-5. L’attenzione del Signore è
attirata subito sul problema centrale: “L’uomo pio è scomparso dalla terra
d’Israele…”(Mi 7, 2-3). L’indifferentismo morale è rappresentato dal salmista
con il segno della parola che è scardinata nella sua funzione: essa è diventata,
infatti, “menzogna”, un termine che nella Scrittura è vento di idolatria.
Infatti, il discorso degli empi si concretizza in un radicale ateismo. Tre sono
il loro asserti. Il primo “Per la nostra lingua siamo forti”. Il secondo “Le
nostre labbra sono le nostre armi”. Il terzo “Chi sarà nostro signore?”. La
sfida a Jhwh si fa esplicita: nessun Signore potrà incombere o contrastare la
loro signoria. Ma il Dio della giustizia, il Dio dell’esodo, il Dio liberatore
non può restare indifferente a questa provocazione dei potenti.
L’oracolo divino E’ il cuore del
Salmo e la sua svolta risolutiva. Protagonisti dell’oracolo sono i “miseri” e
“i poveri”, cioè le vittime dell’arroganza verbale e politico-giudiziaria dei
potenti. Al “sorgere” del loro grido verso Dio corrisponde il “sorgere”
giudiziario di Dio, fonte di liberazione e salvezza (vv. 6-9). Con questo
raggio di speranza e di salvezza il giusto si sente circondato da uno scudo
protettivo. Il salmo si chiude, quindi, con un messaggio di fiducia (v.8) ma
anche con una considerazione estremamente malinconica e pessimista sulla
costante malizia dell’uomo (v.9). L’unica speranza resta Dio liberatore, il cui
progetto di salvezza è vincitore.
Salmo - 13
[1]Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
[2]Fino a quando,
Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
[3]Fino a quando nell'anima mia proverò affanni,
tristezza nel cuore ogni momento?
Fino a quando su di me trionferà il nemico?
[4]Guarda,
rispondimi, Signore mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
[5]perché il mio nemico non dica: «L'ho vinto!»
e non esultino i miei avversari quando vacillo.
[6]Nella tua misericordia ho confidato.
Gioisca il mio cuore nella tua salvezza
e canti al Signore, che mi ha beneficato.
“Fino a quando?” è la sigla poetica e spirituale
di questa breve ma intensa supplica personale. E’ il grido di un fedele che si
sente abbandonato da Dio, divenuto ormai ostile, è quasi l’eco del respiro di
dolore che sale continuamente dall’umanità. Però anche se la protesta cresce
non si cancella l’intimità: “Mio Dio”. Anche se il cuore dell’orante è
agitato dalla prova e dalla paura, egli ha una roccia a cui aggrapparsi: è la
certezza di avere un Dio-persona che ascolta. La sua “misericordia”, la sua
“salvezza”, la sua “benevolenza” sono lo sbocco di questo grido totale,
disarmante, canto di fiducia prima ancora che di protesta.
Tu, Dio. La protesta iniziale (vv. 2-3) viene scagliata verso il cielo
muto e verso un Dio che sembra indifferente: “fino a quando per sempre…”. C’è
infatti la speranza di un limite al dolore, ma anche la paura che sia
definitivo (per sempre). Il lamento oscilla tra illusione e disperazione, tra
speranza e delusione, tra possibilità e assurdo. Il nemico, che è forse la
morte stessa, sembra avanzare con le sue armi “affanni” e “tristezza”. Il clima
di tensione entro cui l’orante si colloca può essere commentato con le parole
del Sal 27,9.
Egli, il Nemico. Il nemico appare in tutta la sua potenza e nella vera
identità (vv.4-5). Contro il Signore della vita si leva la forza implacabile
della morte. L’orante sente, infatti, che la sua vita sta per spegnersi: è il
“sonno della morte” che sembra avere la meglio su tutto e tutti. In ogni caso
il credente è pieno di speranza in un intervento divino che impedisca alla
morte di pronunciare il suo canto di vittoria trionfale: “L’ho vinto!”. Io, il Fedele. Come
sempre c’è un’apertura alla luce della speranza (v.6). Il canto e la gioia sono
ormai totali e perfetti come totale era il male che incombeva. La fiducia trova
la sua radice nella misericordia di Dio. Il carme, apertosi come urlo
disperato, si chiude ora come un canto innico ai benefici del Signore, che è
l’ultimo vincitore. L’orante ci lascia un ritratto circonfuso di felicità e di
pace. E’ solo il Signore che cambia in gioia la nostra afflizione.
Salmi - 14
[1]Al maestro del coro. Di Davide.
Lo stolto pensa:
«Non c'è Dio».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
nessuno più agisce bene.
[2]Il Signore dal
cielo si china sugli uomini
per vedere se esista un saggio:
se c'è uno che cerchi Dio.
[3]Tutti hanno
traviato, sono tutti corrotti;
più nessuno fa il bene, neppure uno.
[4]Non comprendono nulla tutti i malvagi,
che divorano il mio popolo come il pane?
[5]Non invocano Dio: tremeranno di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
[6]Volete confondere le speranze del misero,
ma il Signore è il suo rifugio.
[7]Venga da Sion la salvezza d'Israele!
Quando il Signore ricondurrà il suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.
Protagonista
di questo Salmo che ha il tono di un’invettiva profetica è l’”ateo”. In ebr. Nabal: incosciente, irresponsabile,
folle, stolto, immorale, assurdo malvagio. La dichiarazione di questo
personaggio: “Non c’è Dio”. Non nel senso occidentale, ma Dio non c’è qui ora,
nella storia umana; lontano, disinteressato, indifferente. L’esistenza di Dio è
irrilevante… Dio non si cura. Lamento sull’ateismo e sull’ingiustizia. Il
primo movimento del salmo (vv.1-4) è ritmato sul tono di una supplica nella
quale si registra la situazione e si denunziano le vessazioni a cui sono
sottoposti gli umili a causa dell’arroganza degli empi. Entra in scena l’ateo:
Dio è chiuso nella sua eterna apatia. E per questo che gli empi possono fare
“cose abominevoli”. Ma ecco che Dio appare con una sua inchiesta (v. 2). Egli
si “china per vedere”…La visione che Dio ha davanti agli occhi e tragica,
l’umanità è una squallida distesa di peccatori. I malvagi divorano il popolo e
non invocano Dio, negando quindi la morale e la religione, eppure restano
tranquilli. L’oracolo
giudiziario divino. Il Dio rimosso appare in una teofania giudiziaria (vv.
5-6). Una volta apparso, Dio fa la sua scelta: Egli sta dalla parte del Giusto
e gli “atei” sono destinati alla rovina (v. 5). Offrendo riparo al giusto, Dio
dimostra che “c’è”. E’ una Parola a doppio taglio. Antifona finale. All’azione
irruenta di Dio si aggiunge ora una parola di speranza(v.7). Dio imprime nella
nostra storia un nuovo orientamento; è la totale restaurazione nella gioia dopo
la galleria oscura prova. Si vive nella giustizia e nell’amore. L’ingiustizia è
un atto di ateismo. Non è sufficiente essere esteriormente credenti e poi
divorare il popolo con malgoverno e corruzione. Il disordine e l’ingiustizia
sono il segno pratico di ateismo, essendo indissociabili fede e condotta etica.
La lotta per la giustizia è la prova pratica dell’esistenza di Dio.
Salmo
1 Salmo. Di Davide.
Signore, chi abiterà nella tua
tenda?
Chi dimorerà sul tuo santo monte?
2 Colui che cammina senza colpa,
agisce con giustizia e parla
lealmente,
3 non
dice calunnia con la lingua,
non
fa danno al suo prossimo
e
non lancia insulto al suo vicino.
4 Ai suoi occhi è
spregevole il malvagio,
ma
onora chi teme il Signore.
Anche
se giura a suo danno, non cambia;
5 presta denaro senza fare usura,
e non accetta doni contro
l`innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.
Gli studiosi chiamano questo salmo “liturgia di ingresso”: si tratta di un atto penitenziale previo all’ingresso nel tempio e alla celebrazione della liturgia sacrificale. In questo carme si chiede una purezza morale ed esistenziale che si basa sul Decalogo. Ci si ritrova nell’atmosfera caratteristica della profezia che aveva reclamato un nesso tra preghiera e vita; liturgia e esistenza; culto e società. La domanda ufficiale d’ingresso. La struttura del salmo riflette probabilmente una prassi liturgica che comprende sostanzialmente due momenti. Innanzitutto al personale sacerdotale viene rivolta la domanda per ottenere l’accesso al culto (v.1). I leviti rispondono elencando le 11 condizioni di ammissione, tutti però ancorati all’etica e al diritto dell’alleanza. I termini usati per indicare il soggiorno sono legati all’ospitalità. Il tempio diventa il luogo ideale dell’incontro tra Dio e l’uomo. Gli undici enunciati per l’ingresso. I sacerdoti che devono vagliare l’ammissione al culto propongono una lista di esigenze etico-religiose (vv. 2-6). Più che di una serie di atti precisi, compiuti i quali si è pagata la “tassa” d’accesso al tempio, si tratta di un atteggiamento vitale permanente che abbraccia l’arco intero dell’esistenza. Più che una norma legalista, il salmo vuole essere un appello morale legato alle scelte quotidiane. I primi tre impegni sono di ordine generale (v.2). Il v.3 ci presenta invece tre impegni “orizzontali” nei confronti del prossimo: sincerità; generosità; ruolo della parola. Nel v.4 abbiamo di nuovo una terna di proposte. Si tratta sempre di relazioni orizzontali, ma sono illuminate verticalmente da Dio che ha un posto centrale nel versetto. Il giusto si deve allineare con l’impegno di “chi teme il Signore”. Con il v.5 si apre l’ultima serie di impegni…è necessario evitare l’usura. E’ solo con questa fedeltà totale e con questa integrità che si può godere della stessa stabilità di Dio, partecipando al suo culto e all’intimità con Lui. Per il NT (cfr.Mt 5,23-24).
SALMO 16
1 Miktam. Di Davide.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
2 Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene».
3 Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.
4 Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
5 Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
6 Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.
7 Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
8 Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.
9 Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
10 perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
11 Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.
Questo salmo costituisce uno dei gioielli più
affascinanti dell’intera collezione salmica. Lo splendore di questa preghiera
di fiducia percorsa da venature inniche e da simboli sacerdotali e sapienziali
lo rende particolare. Dopo un’introduzione (v.1). La prima strofa (vv. 2-6) è
una solenne professione di fede in Jhwh e di gioia nell’appartenergli; la
seconda (vv. 7-11) è la celebrazione del “sentiero della vita”, cioè dell’itinerario
della comunione piena e totale con Dio. La professione di fede. Il v.2 si apre con un si gioioso a Dio espresso
attraverso una stupenda professione di fede: “Jhwh, Signore, tu sei il mio bene…”. Dopo la parentesi dei vv.3-4,
si continua a lodare Jhwh nei vv. 5-6. La simbologia usata è prettamente
sacerdotale. E’ noto, infatti, che nella spartizione della terra i sacerdoti di
Levi non ottennero un loro territorio… perché la loro terra era il Signore. C’è
una totalità di dedizione del sacerdote al suo Dio. Il Signore è per lui:
“porzione”, calice, luogo delizioso, l’eredità suprema, il bene più raro da
tutelare e da trasmettere.
Il
sentiero della vita. L’intimità goduta con Dio dal sacerdote durante il
culto di nel tempio di Gerusalemme, non può spegnersi con la morte (vv. 7-11).
C’è una professione di fede nel destino glorioso del fedele (cf Gv 14,2-3). Tre
sono i simboli usati dall’orante per esprimere la sua fiducia nella comunione
piena con Dio. Il primo è quello del sepolcro e dello Sheol. La speranza è
quella di essere strappato da questo luogo. Il secondo è il cammino della vita:
questo sentiero è quello della giustizia che il saggio percorre durante la sua
esistenza terrena, la cui meta è solo Dio stesso, il giusto per eccellenza. Il
terzo è il volto di Dio nell’atto di accogliere il giusto. Tutto ciò
significava accedere al tempio per trovare l’intimità con Dio. Per cui il
salmista canta ora l’ingresso nel tempio celeste là dove regna solo Dio e non
c’è posto per la morte.
1 Preghiera. Di Davide.
Accogli, Signore, la causa del giusto,
sii attento al mio grido.
Porgi l'orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c'è inganno.
2 Venga da te la mia sentenza,
i tuoi occhi vedano la giustizia.
3 Saggia il mio cuore, scrutalo di notte,
provami al fuoco, non troverai malizia.
La mia bocca non si è resa colpevole,
4 secondo l'agire degli uomini;
seguendo la parola delle tue labbra,
ho evitato i sentieri del violento.
5 Sulle tue vie tieni saldi i miei passi
e i miei piedi non vacilleranno.
6 Io t'invoco, mio Dio: dammi risposta;
porgi l'orecchio, ascolta la mia voce,
7 mostrami i prodigi del tuo amore:
tu che salvi dai nemici
chi si affida alla tua destra.
8 Custodiscimi come pupilla degli occhi,
proteggimi all'ombra delle tue ali,
9 di fronte agli empi che mi opprimono,
ai nemici che mi accerchiano.
10 Essi hanno chiuso il loro cuore,
le loro bocche parlano con arroganza.
11 Eccoli, avanzano, mi circondano,
puntano gli occhi per abbattermi;
12 simili a un leone che brama la preda,
a un leoncello che si apposta in agguato.
13 Sorgi, Signore, affrontalo, abbattilo;
con la tua spada scampami dagli empi,
14 con la tua mano, Signore, dal regno dei morti
che non hanno più parte in questa vita.
Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre
se ne sazino anche i figli
e ne avanzi per i loro bambini.
15 Ma io per la giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua presenza.
E’ questa una supplica
piena di paura ma anche di fiducia; è il grido sincero di chi ha la coscienza
innocente e, perciò, protesta contro l’ingiustizia che si perpetra nei
suoi confronti; è anche un canto carico di passione e di fantasia. Abbiamo due
fasi: 1. protesta di innocenza (vv. 1-5); 2. supplica (vv. 6-15). Le immagini
attirano l’attenzione del lettore.
Protesta di innocenza. Si tratta di
un giuramento di innocenza (cf. Sal 7). Come Giobbe (cap. 31), il nostro orante
avanza sicuro davanti a Dio perché egli accetti di discutere la sua “causa” (v.
1). L’autoapologia (vv. 3-5) vuole essere solo una dichiarazione di scelta di
campo con la sistematica esclusione del male e l’appassionata adesione al bene.
E’ una dichiarazione di fedeltà.
La supplica. Tutto inizia con una
celebrazione dei “prodigi” di Dio, cioè dei suoi atti d’amore e fedeltà (vv.
6-15). Al centro della prima strofa abbiamo l’immagine della “pupilla” e delle
“ali”. I due simboli sono il segno che Dio esercita un controllo provvidenziale
e totale sulla storia. C’è l’idea di una protezione globale di Dio. La seconda
strofa (vv. 10-12) è dominata dai nemici dell’orante. Essi sono qualificati da
una immagine venatoria. Di fronte a questa fine tragica che si prospetta,
l’orante lancia il suo grido di aiuto a Dio (vv. 13-15). L’ira divina semina
terrore, sgomento e morte. La seconda azione di Dio riguarda invece il destino
del fedele. All’amarezza del malvagio si oppone la dolcezza di Dio (v.15). E’
curiosa la menzione del “risveglio”. E’ l’ora in cui, dopo aver pregato tutta
la notte, l’orante ottiene i benefici divini. E’ il segno del nuovo giorno.
1Al maestro del coro. Di Davide, servo del Signore, che rivolse al Signore
le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dal potere di
tutti i suoi nemici, 2 e dalla mano di Saul. Disse dunque:
Ti amo, Signore, mia forza,
3Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.
4Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
5Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;
6già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
7Nel mio affanno invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.
8La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.
9Dalle sue narici saliva fumo,
dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.
10Abbassò i cieli e discese,
fosca caligine sotto i suoi piedi.
11Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.
12Si avvolgeva di tenebre come di velo,
acque oscure e dense nubi lo coprivano.
13Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi
con grandine e carboni ardenti.
14Il Signore tuonò dal cielo,
l'Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.
15Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.
16Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore.
17Stese la mano dall'alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque,
18mi liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano
ed eran più forti di me.
19Mi assalirono nel giorno di sventura,
ma il Signore fu mio sostegno;
20mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.
21Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia,
mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani;
22perché ho custodito le vie del Signore,
non ho abbandonato empiamente il mio Dio.
23I suoi giudizi mi stanno tutti davanti,
non ho respinto da me la sua legge;
24ma integro sono stato con lui
e mi sono guardato dalla colpa.
25Il Signore mi rende secondo la mia giustizia,
secondo l'innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi.
26Con l'uomo buono tu sei buono
con l'uomo integro tu sei integro,
27con l'uomo puro tu sei puro,
con il perverso tu sei astuto.
28Perché tu salvi il popolo degli umili,
ma abbassi gli occhi dei superbi.
29Tu, Signore, sei luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
30Con te mi lancerò contro le schiere,
con il mio Dio scavalcherò le mura.
31La via di Dio è diritta,
la parola del Signore è provata al fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
32Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è rupe, se non il nostro Dio?
33Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino;
34mi ha dato agilità come di cerve,
sulle alture mi ha fatto stare saldo;
35ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tender l'arco di bronzo.
36Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
la tua bontà mi ha fatto crescere.
37Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
38Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti,
non sono tornato senza averli annientati.
39Li ho colpiti e non si sono rialzati,
sono caduti sotto i miei piedi.
40Tu mi hai cinto di forza per la guerra,
hai piegato sotto di me gli avversari.
41Dei nemici mi hai mostrato le spalle,
hai disperso quanti mi odiavano.
42Hanno gridato e nessuno li ha salvati,
al Signore, ma non ha risposto.
43Come polvere al vento li ho dispersi,
calpestati come fango delle strade.
44Mi hai scampato dal popolo in rivolta,
mi hai posto a capo delle nazioni.
Un popolo che non conoscevo mi ha servito;
45all'udirmi, subito mi obbedivano,
stranieri cercavano il mio favore,
46impallidivano uomini stranieri
e uscivano tremanti dai loro nascondigli.
47Viva il Signore e benedetta la mia rupe,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
48Dio, tu mi accordi la rivincita
e sottometti i popoli al mio giogo,
49mi scampi dai nemici furenti,
dei miei avversari mi fai trionfare
e mi liberi dall'uomo violento.
50Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli
e canterò inni di gioia al tuo nome.
51Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre.
Prima lettura. Dopo un'apertura di tono titanico, cola di invocazioni
al Signore (vv. 2-4), il salmo ci offre subito una mini-lamentazione (vv.
5-7) in cui il fedele si sente minacciato dalla morte. Si apre allora una
scena di teofania (vv. 8-16). Dio appare in tutta la sua maestà e potenza
sotto le sembianze di un cavaliere. Nei vv. 17-20 la liberazione tanto agognata
si realizza. Il Dio fedele estrae dal gorgo infernale l'orante e lo pone in
un luogo sicuro, sul litorale della vita. L'amore di Dio e l'innocenza del
fedele compiono il "miracolo". Per questo i vv.21-28 sono una professione
di fede di innocenza (cf. Lc 1,51-52). Nei vv. 29-46 abbiamo il grande ringraziamento
marziale., un canto di liberazione e di vittoria. Nei vv. 29-37 è contenuta
l'immagine di Dio. Nei vv. 38-43 abbiamo la descrizione dei nemici abbattuti.
Nei vv. 44-50 l'esposizione dei nemici che si prostrano davanti a Jhwh vittorioso.
La rilettura messianica. Meditando il salmo in chiave messianica, la
tradizione giudaica e cristiana ha fatto sparire la figura di Davide per lasciar
il posto alla fisionomia del "Re Salvatore". Per cui nella liturgia
cristiana è diventato canto di vittoria di Cristo sulle forza del male
(cf. Mt 1,1). La radice "salvare" fa da padrona in tutto il salmo.
Ma non si deve dimenticare che, se la vittoria è dono di Dio, essa
però richiede anche la lotta. Salvezza: Offerta/Dono-Impegno Operoso.
Salmo 19
1Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2I cieli narrano la gloria di Dio,
e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.
3Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.
4Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.
5Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.
6Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.
7Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l'altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.
8La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.
9Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.
10Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
11più preziosi dell'oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.
12Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.
13Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.
14Anche dall'orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.
15Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.
Dio illumina l'universo col fulgore del sole e illumina l'uomo con lo sfolgorare
della sua Parola contenuta nella sua legge rivelata. La descrizione della
legge ha caratteri solari (vv. 6-9.12). L'inno al Creatore del sole. Il primo
movimento di questa stupenda lirica (vv. 2-7) è, quindi, prettamente
cosmico, e si affida ad una ricca simbologia solare, nuziale, militare e atletica.
Il sole viene dipinto dal nostro poeta come un eroe che esce dal talamo nuziale,
inizia la sua corsa e non si stanca mai, mentre tutto il pianeta è
avvolto dal suo calore. Questa prima parte comprende due strofe. La prima
raccoglie il canto dei cieli (vv. 2-5). I cieli fungono da testimoni dell'opera
di Dio. Essi infatti "Narrano", "Annunziano", le meraviglie
di Dio. Lo stesso vale per "Giorno" e "Notte". C'è
"Nell'universo una musica teologica" (H. Gunkel). L'enigma della
creazione può essere decifrato da un orecchio attento e da uno spirito
umano profondo. La seconda strofa (vv. 6-7)ci presenta il sole, principe del
creato. La tenda è la notte dove il sole si ritira. Da questo talamo
esce all'alba come sposo, etc. Il sole fiammeggia in pieno cielo, tutta la
terra è avvolta dal suo calore, l'aria è immobile, nessun angolo
può sfuggire alla sua luce…. Come la Parola di Dio, cosmica e biblica,
naturale e rivelata. L'inno alla legge di Dio. In questa seconda parte (vv.
8-15), la Torah è da identificare con la Parola di Dio. Questa sezione
comprende due strofe: la prima (vv. 8-11) è un canto in onore della
legge di Dio; la seconda (vv. 12-15) disegna il ritrato spirituale di colui
che aderisce alla Torah. Nessuno può contrattare la Parola di Dio e
la Sapienza in essa contenuta. Esse (Parola e Sapienza) sono un dono offerto
da Dio a chi ha il cuore puro e riesce a capire che le ricchezze e altro sono
una manciata di polvere rispetto alla felicità, alla pace che la comunione
con Dio offre.
1Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2Ti ascolti il Signore nel giorno della prova,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
3Ti mandi l'aiuto dal suo santuario
e dall'alto di Sion ti sostenga.
4Ricordi tutti i tuoi sacrifici
e gradisca i tuoi olocausti.
5Ti conceda secondo il tuo cuore,
faccia riuscire ogni tuo progetto.
6Esulteremo per la tua vittoria,
spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio;
adempia il Signore tutte le tue domande.
7Ora so che il Signore salva il suo consacrato;
gli ha risposto dal suo cielo santo
con la forza vittoriosa della sua destra.
8Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli,
noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio.
9Quelli si piegano e cadono,
ma noi restiamo in piedi e siamo saldi.
10Salva il re, o Signore,
rispondici, quando ti invochiamo.
Salmo 21
1Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2Signore, il re gioisce della tua potenza,
quanto esulta per la tua salvezza!
3Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore,
non hai respinto il voto delle sue labbra.
4Gli vieni incontro con larghe benedizioni;
gli poni sul capo una corona di oro fino.
5Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa,
lunghi giorni in eterno, senza fine.
6Grande è la sua gloria per la tua salvezza,
lo avvolgi di maestà e di onore;
7lo fai oggetto di benedizione per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.
8Perché il re confida nel Signore:
per la fedeltà dell'Altissimo non sarà mai scosso.
9La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico,
la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.
10Ne farai una fornace ardente,
nel giorno in cui ti mostrerai:
il Signore li consumerà nella sua ira,
li divorerà il fuoco.
11Sterminerai dalla terra la loro prole,
la loro stirpe di mezzo agli uomini.
12Perché hanno ordito contro di te il male,
hanno tramato insidie, non avranno successo.
13Hai fatto loro voltare le spalle,
contro di essi punterai il tuo arco.
14Alzati, Signore, in tutta la tua forza;
canteremo inni alla tua potenza.
Per molti esegeti questo inno sarebbe un testo usato durante la liturgia di
intronizzazione del re. Il personaggio centrale, il re, è però
silenzioso. Qualcuno parla per Lui. Questa trama ci permette di dividere il
canto in due parti: la prima (vv.3-7) è una benedizione di Dio in favore
del re e la seconda (vv. 9-13) è una maledizione dei nemici del re
da parte di Dio. Il v.8 è un'antifona centrale. La benedizione. Si
apre con un ringraziamento rivolto a Dio per i suoi benefici al re (vv.3-7).
Anzi l'azione di Dio è preventiva assicura al re stabilità e
durata. Il re appare in tutta la sua maestà = divinità. Simile
al melammu accadico, l'alone luminoso che avvolgeva il re. Ma in Israele il
sovrano è solo per grazia e per adozione. Tuttavia egli resta sempre
un segno della presenza divina. La benedizione nella tradizione biblica comprende
soprattutto la vita che si prolunga in "lunghi giorni". La maledizione.
Dopo un'acclamazione dell'assemblea (v.8) il solista continua il suo canto
scagliando una maledizione contro i nemici del re (vv.9-13). Il trionfo del
sovrano è trionfo di Dio stesso, perché i nemici del re sono
anche nemici di Dio. Il Signore è descritto come un guerriero che adotta
la tecnica dell' herem, cioè dell'anatema della guerra santa. La trionfale
vittoria di Dio viene descritta nei vv. 12-13 ove tutto è devastato.
Il nemico è messo in fuga e il sovrano tende la corda dell'arco per
infliggere il colpo finale e definitivo. La lettura messianica ed escatologica
riportano al messia che sferra l'attacco finale contro le potenze del male.
I nostri nemici sono nemici di Dio.
Salmo 22
1Al maestro del coro. Sull'aria: "Cerva dell'aurora". Salmo. Di
Davide.
2"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza":
sono le parole del mio lamento.
3Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,
grido di notte e non trovo riposo.
4Eppure tu abiti la santa dimora,
tu, lode di Israele.
5In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;
6a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.
7Ma io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
8Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
9"Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico".
10Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
11Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
12Da me non stare lontano,
poiché l'angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.
13Mi circondano tori numerosi,
mi assediano tori di Basan.
14Spalancano contro di me la loro bocca
come leone che sbrana e ruggisce.
15Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.
16È arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.
17Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
18posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
19si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
20Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
21Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane la mia vita.
22Salvami dalla bocca del leone
e dalle corna dei bufali.
23Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
24Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;
25perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l'afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.
26Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
27I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
"Viva il loro cuore per sempre".
28Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
29Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
30A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
E io vivrò per lui,
31lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
32annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
"Ecco l'opera del Signore!".
Eccoci di fronte a una delle suppliche più celebri del salterio, cara
alla tradizione cristiana. Essa ha occupato un posto privilegiato nella rilettura
della passione di Gesù Cristo (Mt 27,46; Mc 15,34). Gesù citando
l'inizio vuole recitare tutto il salmo, secondo la prassi ebraica. Per capire
la citazione di Gesù Cristo è importante segnalare che il salmo
ruota su tre movimenti: 1. vv. 2-22 Supplica; 2. vv. 23-27 Ringraziamento;
3. vv. 28-32 Inno al Signore. E' in questa luce che risuona sulle labbra di
Gesù. La grande lamentazione è aperta da un angosciante e drammatico
grido, segnato dalla sconsolante scoperta della lontananza di Dio e del suo
silenzio. Dio è assente! L'orante tenta di provocare questo Dio muto,
contrapponendo il passato. L'infelicità del giusto è la prova
della non esistenza di Dio per gli empi. Il simbolismo "bestiale"
(teriomorfo) viene usato per i nemici. Il v. 20 è l'ultimo grido di
dolore misto a speranza. Il ringraziamento. Il v. 20 trova la sua realizzazione
nell'ottimismo di questa sezione. L'orante è sempre fiducioso nell'intervento
del Dio liberatore. Ai suoi occhi già balena la felicità… il
giusto salvato diventa l'emblema del testimone - missionario dell'amore di
Dio davanti a tutti. L'inno al Signore Re. Il salmo è concluso da un
frammento innico. Esso celebra la signoria universale di Jhwh. Si chiude in
un crescendo entusiastico, un salmo che era esploso in un crescendo drammatico.
Si chiude nella Pasqua un salmo nato nella Passione.
Salmo 23
1Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
2su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
3Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
4Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
5Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
6Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
E' questo un canto di fiducia, forse destinato ai pellegrinaggi a Sion a causa
del tema del viaggio e dell'approdo a Sion a al culto nel tempio. In questo
salmo abbiamo due simboli fondamentali: 1. Il Pastore (vv. 1-4) e 2. quello
dell'ospite (vv. 5-6), mentre il cuore del salmo è "Tu sei con
me" (v.4). Il Canto del pastore. Il pastore, che domina nella prima parte
del salmo (vv. 1-4), per il semita è qualcosa di più della semplice
guida. Egli è soprattutto il compagno di viaggio per cui le ore del
suo gregge sono le sue stesse ore, stessi i rischi, stessa la fame e la sete,
il sole batte implacabile su di lui e sul gregge. Si comprende, allora, la
ragione per cui il simbolismo pastorale sia divenuto nella bibbia un segno
privilegiato per parlare di Dio (Ez 34; Gv 10), spesso in polemica con quelli
che in oriente erano considerati pastori. Dio è pastore giusto, attento
alle pecore deboli, vero compagno di viaggio e non mercenario. Egli ci guida
col suo bastone-scettro, segno del potere giudiziario, per cui Dio è
garante della giustizia; ci guida col vincastro, il bastone lungo e ricurvo
da viaggio, il "pastorale", segno di sicurezza per il gregge. L'orante
sa di avere una guida sicura. "Tu sei con me" (v.4) è, infatti,
una formula di protezione. La fede biblica è dunque un "fondarsi
su Dio". Il canto dell'ospite. Il secondo nucleo simbolico è quello
dell'ospitalità (vv. 5-6). Dio applica pienamente le leggi della cordialissima
ospitalità. Naturalmente la meta dell'itinerario percorso col Pastore
supremo delle nostre anime è il colle di Sion. Il pranzo, allora, è
di tipo sacrificale e si riferisce probabilmente al cosiddetto "sacrificio
di comunione"… attraverso l'eterno simbolo del cibo si esalta la comunione
profonda con la divinità nella sacra tenda dell'alleanza. Il versetto
finale può essere reso in due forme: a. L'orante può augurarsi
di "ritornare": "ritornerò nella casa del Signore…".
Il tempio resta sempre il polo centrale della propria esistenza anche nel
turbinio delle proprie preoccupazioni. b. Un'altra traduzione: "abiterò
nella casa del Signore…". L'orante proclama la sua aspirazione a non
staccarsi mai più dal tempio, dalla sua pace e dalla sua gioia (cf.
parr. Sal 27,4). L'intimità con Dio è l'essenza di tutta la
vita.
Salmo 24 Ingresso nel tempio
1 Di Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene,
l`universo e i suoi abitanti.
2 E` lui che l`ha fondata sui mari,
e sui fiumi l`ha stabilita.
3 Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?
4 Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.
5 Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
6 Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
7 Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
8 Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e potente,
il Signore potente in battaglia.
9 Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
10 Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
Questo salmo era molto popolare tra i primi cristiani per celebrare l'ingresso
glorioso del Cristo nelle porte degli inferi come vincitore della morte. Si
tratta di un inno arcaico articolato in tre strofe: 1. a (vv. 1-2); 2.a (vv.
3-6); 3.a (vv. 7-10).
Primo inno raccoglie un breve inno al Creatore che fa apertura a una marcia
processionale. Alla base di questa lode innica c'è la professione di
fede nella signoria cosmica di Jhwh, creatore unico e potente. Il v. 2 presenta
un'idea di cosmologia orientale.
Secondo inno. Nel tempio ci incontriamo con una "liturgia di ingresso".
Le condizioni per accedere al tempio sono tre (cf. anche il Sal 15). "Mani
e cuore" riassumono l'azione e l'intenzione, cioè tutto l'essere
dell'uomo che deve essere radicalmente orientato verso Dio e la sua legge.
Questa opzione è precisata da altre due condizioni. "Non pronunziare
menzogna". E' una locuzione che dovrebbe essere tradotta: "non rivolgere
il proprio essere agli idoli". Si afferma, così, il comandamento
principale del decalogo e l'assoluta purezza della religione e del culto.
Più sociale è, invece, l'altra condizione: "Non giurare
a scopo fraudolento". Con questo atteggiamento morale si diventa "la
nuova generazione che cerca il volto di Dio (v.6). Si aprono le porte per
chi ha una coscienza pura.
Terzo inno. L'ultima strofa (appello - domanda- risposta) presenta una teofania.
Il centro di tutta la celebrazione è l'adorazione del Dio di Israele,
chiamato "Jhwh degli eserciti". Il titolo, usato 279 volte nella
bibbia, insegna che anche gli astri, venerati come divinità nel mondo
orientale, sono creature al sevizio dell'unico Dio. E' l'esperienza di Dio!!!
Salmo 25 Fiducia del giusto
1 Di Davide.
A te, Signore, elevo l`anima mia,
2 Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
3 Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.
4 Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
5 Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.
6 Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.
7 Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
8 Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
9 guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie. 10 Tutti i sentieri del Signore sono verità
e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
11 Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.
12 Chi è l`uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.
13 Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra.
14 Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.
15 Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede.
16 Volgiti a me e abbi misericordia,
perché sono solo ed infelice.
17 Allevia le angosce del mio cuore,
liberami dagli affanni.
18 Vedi la mia miseria e la mia pena
e perdona tutti i miei peccati.
19 Guarda i miei nemici: sono molti
e mi detestano con odio violento.
20 Proteggimi, dammi salvezza;
al tuo riparo io non sia deluso.
21 Mi proteggano integrità e rettitudine,
perché in te ho sperato.
22 O Dio, libera Israele
da tutte le sue angosce.
Questa supplica rivela una sua spiritualità legata alla teologia della
"povertà" biblica (vv. 9.16), espressione di un'adesione
coerente e costante alla giustizia, alla verità, all'alleanza con Dio
(vv. 10.14). Il nemico non è solo esterno all'orante (vv. 2.19) ma
è anche interno a lui, è il peccato che genera sofferenza e
pone un diaframma tra il fedele e Dio.
Amore e perdono. Il salmo è, quindi, tutto percorso da un brivido di
pentimento e dalla gioia del perdono: confidare, sperare, conoscere le vie
di Dio, la verità, la fedeltà, la salvezza, la bontà,
l'amore… il perdono, il nome, proteggere, redimere ecc. Si sente in un certo
modo pulsare il cuore della "buona novella". Il cuore del salmo,
che sviluppa questi temi, è raccolto nei vv. 4-19, mentre 1-3 e 20-22
costituiscono la cornice liturgica. I verbi sono imperativi lanciati a Dio
da un peccatore che si sente intimamente legato al suo Signore.
Le vie del Signore. Il salmo è anche una lezione che viene indirizzata
al peccatore perché abbandoni le vie perverse per correre sui sentieri
del Signore (vv. 4.8-10.12-13). Il simbolo della via è il segno di
una scelta di Vita… che l'orante vuole consigliare a tutti quelli che usano
il testo come preghiera (cf. Sal 1). Questa strada è anche fonte di
benedizione e di benessere materiale (v. 13). E' necessario confessare il
nostro peccato, ma dobbiamo altrettanto sapere di avere un Padre pronto al
perdono.
Salmo 26 Invocazione dell' innocente
1 Di Davide.
Signore, fammi giustizia:
nell`integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare.
2 Scrutami, Signore, e mettimi alla prova,
raffinami al fuoco il cuore e la mente.
3 La tua bontà è davanti ai miei occhi
e nella tua verità dirigo i miei passi.
4 Non siedo con gli uomini mendaci
e non frequento i simulatori.
5 Odio l`alleanza dei malvagi,
non mi associo con gli empi.
6 Lavo nell`innocenza le mie mani
e giro attorno al tuo altare, Signore,
7 per far risuonare voci di lode
e per narrare tutte le tue meraviglie.
8 Signore, amo la casa dove dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.
9 Non travolgermi insieme ai peccatori,
con gli uomini di sangue non perder la mia vita,
10 perché nelle loro mani è la perfidia,
la loro destra è piena di regali.
11 Integro è invece il mio cammino;
riscattami e abbi misericordia.
12 Il mio piede sta su terra piana;
nelle assemblee benedirò il Signore.
Il salmo si apre con una manifestazione di innocenza. Nel messale di Pio V,
il sacerdote alla lavanda delle mani pronunziava i vv 6-12, come preghiera
penitenziale. E' una protesta di innocenza legata alla "liturgia di ingresso"…
aspetto morale.
La prima professione d'innocenza. Dopo un'introduzione (v.1), il salmo ha
una prima strofa (vv. 2-5) di proclamazione di innocenza. Il salmista è
pienamente convinto che Dio vagli la moralità degli uomini con grande
rigore: cf l'immagine del crogiuolo. L'orante è felice perché
lo sguardo penetrante di Dio scoprirà in lui il netto rifiuto del male.
Nei vv. 4-5 troviamo una serie di verbi che dicono la dissociazione dal male.
Il fedele ha impostato la sua vita sull'alleanza e la verità-fedeltà.
La seconda professione d'innocenza. La seconda strofa (vv 6-10) è dominata
dall'immagine della lavanda. La mani vengono lavate nella stessa innocenza
attestando una purezza radicale. Per cui, nell'intimità con Dio è
ammesso solo il giusto. Alla lista dei peccati, il salmista vuole opporre
una lista di virtù. Il tempio diventa il posto privilegiato della teofania
divina. Il testo ci offre una splendida meditazione sull'intimità divina.
I vv. 11-12 chiudono e ripropongono la stabilità del giusto… "Cammino
integro" e "Terra piana".
Salmo (27) Ferma fiducia in Dio
1 Di Davide.
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
2 Quando mi assalgono i malvagi
per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.
3 Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.
4 Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.
5 Egli mi offre un luogo di rifugio
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
mi solleva sulla rupe.
6 E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d`esultanza,
inni di gioia canterò al Signore.
7 Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
8 Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto";
il tuo volto, Signore, io cerco.
9 Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
10 Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.
11 Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
a causa dei miei nemici.
12 Non espormi alla brama dei miei avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni
che spirano violenza.
13 Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
14 Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.
Il Salmo sprizza una forte carica di passione per il tempio e la sua liturgia.
Aleggia una fiducia trionfale (vv. 1-6) e una fiducia supplice nella seconda
(vv. 7-13). La doppia divisione comprende sostanzialmente quattro elementi:
un'antifona di fiducia (vv. 1.7.), la descrizione dell'incubo dei nemici (vv.
2-3 e 12), la celebrazione del rifugio nel tempio (vv. 4-5 e 8-11), un'antifona
di fiducia conclusiva (vv. 6. e 13). Il corpo del Salmo consiste nella fiducia.
La prima tavola (vv. 1-6). In questa prima parte, tutta improntata sulla gioia,
Dio è luce, cioè principio di vita e di creazione (cf. Is 60,1-2).
Dio, poi, è difesa e baluardo, perché è "fortezza"
per il fedele (cf. Sal 28,8). Con questo scudo, ogni attacco può essere
sostenuto. All'orizzonte il tempio viene visto come il luogo della sicurezza,
la "roccia" su cui fondare la propria vita. Per cui si capisce il
v. 4…il desiderio di "abitare nella casa di Jhwh. L'orante ha un'unica
aspirazione: "contemplare la bellezza" di Jhwh nel tempio. Si va
verso una dimensione mistica e interiore che il fedele ha nel tempio del suo
Dio.
La seconda tavola (vv. 7-13). Una volta nel tempio, l'orante apre il cuore
ad una professione di fede: il cuore, la parte più interiore dell'uomo,
che parla (v.8). L'orante si definisce "servo" del Signore (v.9).
Si esprime così la grande dignità di chi accetta totalmente
il progetto divino di salvezza e collabora con Dio. In questa situazione di
profonda intimità si fa la professione di fiducia in Dio (v. 10. parr.
Is 49,15). Il Salmo si conclude con un oracolo di fiducia e di speranza(v.14).
L'oracolo è un caloroso invito alla speranza in Dio, senso ultimo della
vita soprattutto quando essa è colma di oscurità e persecuzioni
(cf. Sal 31,25).
Salmo (28) Supplica e ringraziamento
1 Di Davide.
A te grido, Signore;
non restare in silenzio, mio Dio,
perché, se tu non mi parli,
io sono come chi scende nella fossa.
2 Ascolta la voce della mia supplica,
quando ti grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio.
3 Non travolgermi con gli empi,
con quelli che operano il male.
Parlano di pace al loro prossimo,
ma hanno la malizia nel cuore.
4 Ripagali secondo la loro opera
e la malvagità delle loro azioni.
Secondo le opere delle loro mani,
rendi loro quanto meritano.
5 Poiché non hanno compreso l`agire del Signore
e le opere delle sue mani,
egli li abbatta e non li rialzi.
6 Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto alla voce della mia preghiera;
7 il Signore è la mia forza e il mio scudo,
ho posto in lui la mia fiducia;
mi ha dato aiuto ed esulta il mio cuore,
con il mio canto gli rendo grazie.
8 Il Signore è la forza del suo popolo,
rifugio di salvezza del suo consacrato.
9 Salva il tuo popolo e la tua eredità benedici,
guidali e sostienili per sempre.
Il Salmo 28 è il canto di un'attesa, quella della Parola di Dio, l'unica
necessaria e risolutrice per la vicenda umana del poeta, l'unica che squarci
la sofferenza e blocchi la morte. Il silenzio di quella parola significa infatti
morte e nulla. Il testo si compone di una supplica personale (vv. 1-7), in
cui affiora tutta la fragilità della natura umana, e un'acclamazione
corale (vv. 8-9), testimonianza dell'applicazione della supplica personale
a tutto il popolo riunito. L'esperienza personale diventa paradigma per tutti.
Parola e Silenzio. La simbologia usata dal salmista è quella antitetica
della parola e silenzio. L'uomo grida…Dio è indifferente. Ma, quando
sembra che il silenzio abbia vinto, ecco che la parola di Dio interviene agendo
e salvando. Allora il fedele esprime parole di gioia (vv. 6-7). L'orante ha
una fede incrollabile da vedere già in azione la risposta di Dio. E'
una sicurezza che ignora ogni esitazione e trasforma la supplica in benedizione
e ringraziamento.
Il ritratto dei nemici. Il nucleo centrale della supplica (vv. 3-5) è
dedicato ai "nemici" dell'orante. Il confronto però è
tra Dio e costoro. La supplica si trasforma in un affidamento dei nemici a
Dio. I malvagi sono definiti "empi", "operatori di vanità"
= "idolatri", "apostati". Le loro relazioni sono fondamentalmente
false (cf. Ger 9,7). Una persona che ha queste caratteristiche si taglia fuori
dall'alleanza con Dio. Chi ha voluto la morte degli altri, adesso andrà
incontro alla propria rovina. Il v. 5 ricerca la motivazione del giudizio
di Dio. Il Signore deve intervenire perché, peccando, l'empio dimostra
di rifiutare Dio, di non comprenderlo. Il peccato è segno di totale
ottusità sul senso della storia che non è solo fluire di fatti,
ma un misterioso progetto che Dio conduce e che svela attraverso la sua parola.
Il peccato è un fermarsi in superficie. Il giusto, invece, sa attendere
e scoprire il senso ultimo dell'esistenza e della storia e continua ad attendere
la rivelazione divina (v. 9).
A cura di don Alessio De stefano collaboratore di: www.laparrocchia.it