V DOMENICA DI PASQUA del 13-05-2001

Domenica del comandamento nuovo:

la novità del Risorto

a cura di don Nicola Arcuri

Monizione d’accoglienza

Gesù, il Risorto è con noi se noi viviamo il suo comandamento: “che vi amiate… come io ho amato voi”, questa è la novità! Egli ha manifestato agli uomini la grandezza dell’amore del Padre, reso vivo, presente nella sua risurrezione. Apriamoci sempre a quest’amore! Gesù ci chiama “figlioli”, cioè ci ama con lo stesso amore del Padre, “io e il Padre siamo una cosa sola” ha detto domenica scorsa. L’amore si dona e, donandolo, si riceve: sia questa la nostra eucaristia.

Atto penitenziale  

-                     Signore, che ci chiami a costruire con te il tuo regno di amore, abbi pietà di noi.

-                     Cristo, che per edificare il regno del Padre hai donato tutto te stesso come prova di amore, abbi pietà di noi.

-                     Signore, che mediante lo Spirito infondi in noi lo stesso amore di Gesù, abbi pietà di noi.

I Lettura

Monizione

Paolo e Barnaba, concluso il loro primo viaggio, tornano in Siria e raccontano tutto ciò che Dio ha realizzato. La novità è quella di voler scoprire nella comunità dei primi cristiani, la loro organizzazione, anche in modo gerarchico ma che sempre rimane “affidata alla guida del Signore”.

 

Salmo Responsoriale

Monizione

Il salmo 144 ci invita a riconoscere l’azione di Dio, sempre presente in mezzo a noi perché vuole che in mezzo a noi regni l’amore.

 

II Lettura

Monizione

La novità proposta nell’Apocalisse, è il nuovo cielo e la nuova terra. Questo è il dono definitivo di Dio; è l’esplosione della nostra speranza; è come una nuova creazione, perfetta e meravigliosa: “non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno”. Noi, la Chiesa, rifioriremo, rinnovati, per la gioia di ciascuno di noi, alla presenza di Dio.

 

Vangelo

Monizione

“Amatevi… come io vi ho amati”: è questa la novità, la regola di vita. Questa novità trova il suo fondamento nella persona stessa di Gesù: è il suo modello di amore che dobbiamo incarnare. Ce lo dice nel cenacolo, dopo che Giuda fu uscito, perché Giuda si pone in contraddizione del comando di Gesù. Giuda è modello di chi ricerca ambiziosamente la realizzazione di una vita di potere e di dominio, senza preoccuparsi che il Padre non lo vuole. “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Non posso scostarmi da ciò che vuole il Padre. Dobbiamo anche noi giungere nel cenacolo e lavare i piedi dei fratelli.

 

Preghiera dei fedeli

Fratelli, il Padre ha mandato suo Figlio per costruire con noi la civiltà dell’amore, nella giustizia e nella pace. Preghiamo di tutto cuore affinché tutti gli uomini, si lascino conquistare da Lui.

Preghiamo e diciamo: Ascoltaci, Signore.

1.                 Per la Chiesa perché spogliata da ogni ambizione terrena, non abbia altra preoccupazione che portare a tutti gli uomini il Vangelo. Preghiamo.

2.                 Perché i cristiani, avvertano la necessità di sentirsi tutti fratelli e, amandosi gli uni gli altri, siano generosi verso chi ha più bisogno. Preghiamo.

3.                 Preghiamo il Signore affinché tutti noi sappiamo essere testimoni coraggiosi del suo amore e, radicati nella fede in Cristo risorto, sappiamo portare a tutti i fratelli, con i gesti del nostro amore, la verità del vangelo. Preghiamo.

4.                 Perché nella Chiesa fondata da Cristo, tutti i cristiani dimostrino di essere fratelli e siano tutti impegnati per formare una sola famiglia, quella di Cristo. Preghiamo.

5.                 Per la nostra comunità parrocchiale, perché sappia promuovere i valori essenziali della dignità della persona e della giustizia sociale. Preghiamo.

Signore Gesù, tu vuoi che anche noi ci amiamo come tu ci hai amato. Concedici la grazia di rispondere al tuo appello senza calcoli, senza riserve, senza limitazioni, per amarci davvero e, insieme a Te, costruire la civiltà dell’amore. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

Al Padre Nostro

L’esempio più bello dell’amore, Gesù ce lo ha lasciato nella preghiera del Padre nostro; ci richiama al regno, ci ricorda la sua intimità con il Padre, ci fa vivere la sua dimensione di amore nel perdono fraterno “come il Padre ci perdona”. Recitiamola insieme, con lo stesso desiderio di amore che in Gesù ci unisce .

 

Parole di congedo e di saluto

“Vedete come si amano?” si diceva dei primi cristiani. Che il nostro essere nel mondo faccia dire così anche di noi: andate  in pace.

 

Segno

Oggi il comando di Gesù provoca in noi una verifica: se la nostra Messa domenicale, è vera ed autentica. Il segno del pane e del vino è lo stesso segno che prese Gesù per indicare la sua disponibilità piena e il suo amore a noi e al Padre. Dobbiamo anche noi dimostrare di avere nel cuore l’amore di Gesù. Nessuno può dire del fratello che “non merita perdono”. Ricorda di perdonare “non fino a sette, ma fino a settanta volte sette” e che “se hai qualcosa contro il tuo fratello… lascia la tua offerta… e va’ prima a riconciliarti... e poi torna ad offrire il tuo dono”; e ancora ricordati che Gesù sulla croce ha detto “Padre perdona loro, non sanno quello  che fanno”; e ancora… :potremmo elencarne ancora tante!

L’eucaristia ci sollecita e ci compromette insieme, richiede di essere veri! Proprio per questo potremmo scambiarci la pace prima di portare i doni – pane e vino – all’altare e fare la nostra offerta.

Per lo stesso significato che abbiamo detto  dell’Eucaristia, segno di amore e di unità fraterna, porteremo all’altare, insieme al vino, un’ostia grande , in modo che, alla fractio panis, possiamo spezzare per tutti “un unico pane” (cf Introduzione al Messale n. 283) .

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