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Omelia della XV domenica del Tempo Ordinario 15 luglio 2001 a cura di don Franco Gimigliano
La parabola del buon Samaritano, diciamolo francamente, per alcuni sconvolge la pratica di una religione tutta e solo preghiera e pratiche di pietà e nient’altro! Per alcuni "cristiani" la religione è soltanto un insieme di cerimonie che non impegnano tutto il nostro essere; dunque, soltanto l’impegno di recitare le dovute preghiere e di partecipare a novene, tridui e processioni. Dice l’apostolo Giacomo: "Religione pura e senza macchia, davanti a Dio nostro Padre, è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo". (Gc , 1,27). Da qui succede spesso una sfasatura: il partecipare alla messa domenicale e alle altre celebrazioni in parrocchia, per alcuni sembra che sia sufficiente per ottenere la vita eterna, per essere dei "cattolici" a pieno titolo. Allora, si è scrupolosi nel confessarsi ogni settimana, ma se il vicino di casa ha bisogno di un prestito, glielo si nega; si fa la novena alla Madonna e si è capaci di compiere un pellegrinaggio estenuante in un sol giorno, ma quanto ad accogliere e condividere quello che si ha con chi ha bisogno, neppure a parlarne. Come può il Signore ascoltare le nostre richieste se non abbiamo cuore verso gli altri? Forse che Dio può avere misericordia verso chi non pratica la misericordia? Si è persino capaci di mandare denaro per il Terzo mondo e poi ignoriamo quelli della nostra stessa famiglia. E’ significativo che Gesù, nel raccontare la parabola del buon Samaritano non prenda come esempio di altruismo, un Giudeo suo connazionale e correligionario, ma un Samaritano, cioè un "nemico" dei Giudei. Certamente quel Samaritano aveva da sbrigare i suoi affari (per questo saliva a Gerusalemme). Egli interrompe la sua vicenda personale per farsi prossimo agli altri. Quante volte diciamo: "Ho già i miei problemi, non posso interessarmi degli altri!", come se l’amore debba essere esercitato solo quando stiamo bene e non tutti i giorni. Anche quel Samaritano ha le sue leggi e sa che quel Giudeo è un falso fratello, un eretico (come è eretico il Samaritano per il Giudeo); ma lì, cade ogni maschera: c’è soltanto un uomo che ha bisogno dell’altro; se il Samaritano avesse incontrato quel Giudeo in altra occasione, sano e in salute, non lo avrebbe degnato di un solo sguardo. Ma il Samaritano ha il coraggio di interrompere il proprio cammino e i propri progetti per assumersi il futuro di un altro.
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