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II Domenica di Pasqua - 22 aprile 2001 |
| Vedere le meraviglie del Signore! |
a cura di don Giovanni Maurello Il tempo pasquale è un’intensa contemplazione delle opere del Signore. Verso questo atteggiamento siamo chiamati dall’odierna Liturgia della Parola con un invito forte a guardare i segni concreti del Mistero di Gesù, crocifisso e risorto, sparsi a piene mani sul terreno della nostra vita interiore e nelle esperienze significative della vita ecclesiale dei cristiani. L’odierna Parola di Dio ci invita ad aprire bene gli occhi sui "segni" che la forza del Signore Risorto promana per il mondo intero. E’ la risposta alla nostra incredulità e l’indicazione, chiara ed esigente, a non rinchiudere il Cristianesimo in un sistema di idee o di valori - quasi un’ideologia -, ma a collocarlo nella sua giusta dimensione: un uomo, il Figlio di Dio, nella sua vicenda umana, è il segno vivente della sconfitta del peccato e della morte. La fede non è un surrogato di emozioni o di forzate risposte per giustificare il limite e la fragilità della vita dell’uomo. Essa è un’esperienza reale che si fonda su un avvenimento concreto - il Mistero di Gesù - che dà senso e vigore alla vita degli uomini. Questo Mistero ciascuno è chiamato ad accoglierlo e ad interiorizzarlo, senza ricercare particolari prove, e a viverlo nel gioco dell’abbandono e della fiducia.
I segni del Signore Gesù Il brano del Vangelo di oggi ci richiama ad una logica conseguenza: Gesù risorto è Gesù il crocifisso. Se vogliamo crescere nell’esperienza della fede non può assolutamente mancare questo intimo collegamento. Quasi a voler riconoscere che la strada della Risurrezione passa attraverso l’esperienza della Croce. Chissà mai, poi, i motivi per cui Gesù abbia voluto invitare Tommaso a mettere le mani là dove più evidentemente avrebbe potuto riscontrare la sua identità. Non possiamo mai scindere la Croce dalla Resurrezione, e viceversa. La fede non è l’esaltazione di chissà quale potenza o glorificazione, ma la fedeltà al Signore nei segni con cui Egli ha deciso di manifestarsi a noi. E’ necessario oggi riprendere in mano le coordinate della fede. Lo esige il contesto attuale, dove secolarismo e incredulità sembrano mischiarsi a interpretazioni soggettivistiche della fede. Ai giovani di Tor Vergata il Papa ha detto: "La fede è la risposta dell’uomo ragionevole e libero alla parola del Dio vivente". Non sembri strano se affermiamo che per essere uomini di fede occorre essere uomini intelligenti! Miracoli e prodigi avvenivano per mezzo degli Apostoli. La vita cambia, potenzialmente anche con segni straordinari, quando si fa spazio a Dio. E’ un’esperienza indescrivibile perché tocca le corde del proprio cuore, ed è un’esperienza reale: ecco la Chiesa. La speranza che nasce dal Signore risorto provoca, in coloro che lo hanno scelto e lo amano, un entusiasmo di umanità e di solidarietà. Non c’è Chiesa risorta senza un cuore proteso verso ogni uomo, soprattutto i poveri e gli ultimi.
I doni del Signore Gesù Di fronte al timore di eventuali pericoli, il Signore Gesù, entrando a porte chiuse, assicura e regala a tutti il dono della pace. E la gioia fu grande. Si fa sempre molta fatica a spiegare alla gente cosa si prova ad avere fede. Solitamente si accavallano parole su parole e si corre il rischio di essere logorroici e, pericolosamente, intimisti. La fede, invece, è un dono di Dio che ti riempie di gioia. Potremmo dire che la gioia ci è consegnata, e siamo chiamati a difenderla con gli artigli. Sì, è proprio così. Un Cristianesimo senza gioia è un Cristianesimo amorfo. Gli manca il cuore. La "pace" che il Signore regala è quella percezione interiore che è indescrivibile, ed è dentro ciascuno di noi. Basta guardare il volto sorridente di una donna, suora di clausura, o la tenacia educativa di chi non si arrende di fronte a niente perché ha "Qualcuno" dentro che gli basta. L’esperienza della fede è, innanzitutto, un movimento interiore di ricerca e di affetto. Quest’ultimo, poi, è così vero che, a chi è capace di credere senza eccessive prove, la "beatitudine" è sicuramente garantita. Come è strano e unico il nostro Maestro! Basta che tu creda e sei già felice... Siamo chiamati, cioè, a individuare i sentieri più veri della felicità che toccano le strade di Dio. Sarai felice, se cercherai il Signore. E’, anche questo, un dono della Pasqua di Gesù. Chissà dove cerchiamo le fonti della felicità! S. Giovanni Crisostomo amava dire: "Chi prega ha le mani sul timone della storia". E questo avviene non perché si diventa bravi a guidare una nave, ma semplicemente perché la storia la porta avanti il Signore, il Primo e il Vivente. Il Libro dell’Apocalisse è una "teologia della storia" e vuole invitarci a celebrare - o a scrivere - la quotidiana liturgia della fedeltà e dell’amore. L’invito, in questo caso, è chiaro ed esigente: i cristiani celebrano la vittoria di Gesù sulla morte e sopra gli inferi e la loro liturgia non è astrazione, ma fiducia in una presenza che, pazientemente, introduce tutto e tutti al senso di Dio.
La Chiesa del Signore Gesù C’è una domanda che, non di rado, emerge nella quotidiana esperienza dei cristiani: Che cosa dobbiamo fare se Gesù è risorto? I verbi usati dai Vangeli della Liturgia, in questi giorni pasquali, vanno dal correre all’annunciare. C’è tutto un movimento particolare di vivace creatività. Quasi a voler dire che chi decide di avere fede, non può aspettare o accontentarsi: la fede genera un’intelligente laboriosità che stare fermi è il contrario di quello che "abbiano visto e sentito". C’è da annunciare con la vita quello che abbiamo provato e visto: "Quello che vedi, scrivilo e mandalo alle sette Chiese". C’è da annunciare ovunque la Parola del Signore. La Chiesa è nata per questo: l’evangelizzazione è l’obiettivo primario della sua identità. A quanti esagerati silenzi oggi assistiamo! |
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