|
Omelia della III domenica di Pasqua
29 aprile 2001
Non solo la vita umana è effimera perché può essere afferrata dalla morte, ma tutte le cose nelle quali abbiamo posto la nostra speranza, tutti gli affetti umani, tutto è sempre sul punto di svanire. E se non è una potenza esterna, un nemico, una disgrazia, allora è un nostro errore, una colpa, che trasforma il giardino in un inferno, il dramma di Adamo che era felice e, per aver voluto qualcosa che non sapeva neppure che cosa fosse, ha perso tutto. In
un simile contesto la resurrezione di Gesù è un fatto sconvolgente, che
scardina ogni convinzione radicata, ogni abitudine impolverata, ogni
atteggiamento scontato e ci interpella, ci provoca, pretende una risposta
che non possiamo evitare. Fratelli
nella fede, non è un’idea, non è un mito, non è una leggenda, non è
una favola d’altri tempi: è una persona viva, concreta e reale,
concreta in questo momento, presente non solo nell’Eucaristia, ma in
tutti noi perché è risorto. È
presente soprattutto in coloro che credono e soffrono per causa della loro
fede in Lui. Non possiamo
perdere l’opportunità di fermarci un momento davanti alla sua tomba a
riflettere, ad ascoltare il profondo e vero desiderio del nostro cuore,
quello di vivere almeno oggi con la consapevolezza che senza la
resurrezione di Gesù non avrebbe senso la nostra fede e la nostra vita.
Ci ricorda S. Paolo se Cristo non è risorto vana è la nostro fede. La
personalità di Gesù aveva affascinato la gente: le folle si accalcavano,
i miracoli si entusiasmavano, il messaggio predicato appariva
avvincente…poi però tutto sembrò concludersi nel dramma del Golgota.
Ma la fede dei cristiani si è sviluppata proprio dall’evento del
Calvario. La croce è
diventata nel tempo il simbolo stesso del cristianesimo, richiamo muto ma
allo stesso tempo la speranza dei credenti.
Nella passione e morte di Cristo c’è qualcosa di molto
importante: la profondità dell’amore di Dio per gli uomini. Si
avverte così la necessità di riflettere su questo simbolo dell’umana
vicenda: la Croce appare, infatti, come una raffigurazione della lotta tra
il bene e il male, quasi una sintesi della complessità della storia nella
quale siamo inseriti e che ci vede protagonisti.
Tutte le tragedie e le sofferenze dell’umanità sembrano
raccogliersi ai suoi piedi; tutti gli afflitti, i delusi, gli emarginati,
gli sconfitti, tutte le “anime
perse”
di questo mondo si
ritrovano come personificati in Gesù, il Crocifisso, ma Risorto.. Se la storia del mondo ritrova al proprio centro la vicenda di Gesù, al cuore della vita di Gesù vi è l’evento della resurrezione. -
Betlemme aveva svelato l’essere il Figlio di Dio
come noi, -
il calvario ha rivelato il suo essere per noi, -
la sua resurrezione ha rivelato l’essere altro da
noi di Gesù, perché ha evidenziato l’unicità della sua persona e la singolarità della vicenda. Con la resurrezione Gesù ha svelato pienamente il proprio essere “Figlio di Dio”. È per questo motivo che, per il popolo cristiano, la festa più importante – tale da essere rivissuta ogni domenica - è la Pasqua di resurrezione. Senza l’evento della risurrezione, la storia di Gesù, le sue opere, il suo insegnamento e il suo stesso nome si sarebbero inesorabilmente persi nel tempo. Gli stessi Vangeli ci rivelano come il Salvatore, dopo momenti di grande entusiasmo, aveva incontrato contrapposizione e indifferenza: atteggiamenti che denunciavano un primo declinare dell’interesse popolare nei suoi confronti. Senza la resurrezione quello di Gesù sarebbe stato solo un ricordo destinato a sbiadirsi nella memoria di chi aveva creduto nel Nazareno. Il suo nome e la sua vicenda avrebbero semplicemente allungato l’elenco di coloro che, dopo aver destato un a speranza nel popolo della salvezza, erano però venuti meno sotto l’impietoso fluire degli avvenimenti. La resurrezione di Cristo ha donato un futuro all’umanità e alla storia. È necessario credere a questa parola, è indispensabile lasciarci coinvolgere e travolgere da essa, per poter fare la Pasqua. Senza questa parola che rompe le pietre sepolcrali del nostro cuore, possiamo anche sembrare vivi, ma continueremo ad essere sepolcri imbiancati. Signore, aiutaci a capire, che la Pasqua non si gusta privatamente; tu ti sei preoccupato di farla subito annunziare ai fratelli e poi a tutti. Quell’annuncio oggi lo non solo a S. Pietro, lo affidi a me, a noi, come ieri alle donne ed agli altri apostoli. Signore,
non passare oltre, fermati a casa mia, nel mio cuore, nella mia vita,
nella mia coscenza, nei miei problemi, nei miei fastidi, nelle mie
preoccupazioni. Resta con me finchè io sia risorto, finche io possa
ripetere con S. Poietro, "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti
amo". Sia lodato Gesù Cristo. |
| Omelia | Letture
| Liturgia
| Contatti
|
© 2001 La Parrocchia.it - Tutti i diritti sono riservati.