Omelia della IV domenica di Pasqua 

6 maggio 2001

a cura di don Saverio Viola

 

Carissimi,

la liturgia della Parola di oggi ci presenta Gesù come Pastore. Abbandonato il tema delle apparizioni del Risorto, ci confronteremo nelle prossime domeniche con delle tematiche che ci inviteranno a meditare sulla realtà della Chiesa fino a rivivere la sua nascita con il prodigio della Pentecoste. In una società informatizzata è difficile rivivere o meglio gustare la semplicità della vita rurale, come quella del Pastore. Non dimentichiamo però che la Parola di Dio è sempre efficace. Gesù non ha esitato a presentarsi a noi come servo, seminatore, vignaiolo, agricoltore …, per comunicarci la sua identità e la sua parola di salvezza. Oggi rivela a tutti noi un altro aspetto della sua identità: il Pastore. Un Pastore la cui dolcezza e mitezza si confondono con quelle creature di Dio che conduce al pascolo. Queste sono tranquille perché conoscono il loro pastore, ascoltano la sua voce, si lasciano condurre, senza mormorazioni e troppo domande, ai verdi pascoli. Vanno sicure per le strade sapendo che nessuno può far loro del male perché il pastore è con loro e soprattutto che  alla sera si riposeranno  nell’ovile sicuro.

      Noi siamo le sue pecore. Gesù stesso indica le caratteristiche delle sue pecore “ ascoltano la mia voce e … mi seguono”. Ascoltare la voce del Pastore e seguirlo è la natura di ogni vocazione. E’ una voce esigente: lasciare tutto, prendere la croce e seguirlo, purificare di continuo il cuore, convertirsi e credere. Non siamo soli, accanto a noi molti altri percorrono il nostro stesso itinerario di fede. La seconda lettura, tratta dal Libro dell’Apocalisse, esordisce dicendo: ”Vidi una moltitudine immensa…In una società multietnica, come la nostra, la nostra chiamata è di annunciare con franchezza ( prima lettura), con la parola e la vita,  la nostra fede nel Risorto.

      Da anni, al tema del buon Pastore è legata la giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni. Nel suo Messaggio il Santo Padre afferma: “ la “vocazione qualifica molto bene i rapporti di Dio con ogni essere umano nella libertà dell’amore, perché ogni vita è vocazione”. È una realtà che non esclude nessuna categoria: tutti siamo interpellati poiché in questa prospettiva “la vita assume così il valore di dono ricevuto, che tende per natura sua a divenire bene donato. All’origine di ogni cammino c’è il Dio-con-noi. Egli ci rivela che non siamo soli a costruire la nostra vita perché Dio cammina con noi in mezzo alle nostre alterne vicende e, se noi lo vogliamo, intesse con ciascuno una meravigliosa storia d’amore, unica ed irripetibile e, al tempo stesso, in armonia con l’umanità e il cosmo intero”. Abbandoniamo ogni resistenza e seguiamo la Voce del nostro Pastore.

Desidero lasciare a tutti voi, come conclusione, una bellissima esortazione di Sant’Agostino:

… siate nel numero delle sue pecore! Le pecore sono tali in quanto credono, in quanto seguono il loro pastore, non disprezzano colui che le redime, entrano per la porta, ne escono e trovano i pascoli: e sono pecore perché godono della vita eterna.

(Agostino, Comment. in Ioan., 48, 4).

| Omelia | Letture | Liturgia | Contatti
© 2001 La Parrocchia.it  - Tutti i diritti sono riservati.