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XIII del Tempo Ordinario - C
01 luglio 2001
Decisi nella sequela del Signore ... Qualche giorno fa andai a trovare un ammalato abbastanza giovane che è quasi alla fine della sua vita terrena. La moglie di quest'uomo è sbalordita dalla malattia del marito e spesso è confusa e comincia ad avere dei dubbi sulla sua fede e nella bontà di Dio. "Perché Dio non interviene con la sua potenza a raddrizzare le tante cose storte di questo mondo" dice la donna. Noi restiamo stupiti, talvolta scandalizzati di fronte alla "debolezza" di Dio. Anche i suoi apostoli volevano far scendere il fuoco sulle città che non accoglievano Gesù. Ma la risposta di Dio non è il fuoco distruttore; è la croce! San Paolo non ha dubbi: una sola è la gloria del discepolo, la gloria del cristiano: la croce del Signore Gesù. Non c'è altro merito davanti a Dio se non la partecipazione alle sue lotte, alle sue sofferenze, al suo donarsi perché Dio sia ovunque ringraziato e lodato. Lasciamoci invadere da questo mistero che costituisce l'apice della rivelazione di Dio e alimenta attorno ai segni dell'eucaristia i nostri sentimenti di conversione, di perdono reciproco, di fraternità. È consolante vedere che Gesù reprime la violenza dei suoi discepoli verso gl'increduli. Giacomo e Giovanni vorrebbero far scendere un fuoco dal cielo come aveva fatto Elia di fronte ai suoi avversari (2Re 1,10), ma Gesù li rimprovera. Non aveva infatti insegnato ad amare i nemici? A pregare per i propri avversari? (Lc 6,27s). Come poteva allora lui per primo non usare indulgenza? Eppure questa delicatezza verso i samaritani non impedisce a Gesù d'essere esigente verso i suoi discepoli. Che cosa è necessario per seguire Gesù? Bisogna prima di tutto accettare d'essere persone che hanno perso ogni sicurezza assoluta offerta loro dal mondo. Uccelli e volpi hanno nidi e tane, hanno cioè rifugi nei quali trovare protezione. Ma chi vuole seguire Gesù non deve contare, non può contare su altra sicurezza che quella che viene da lui, non deve cercare altro "nido" che quello offerto dalla fede. La sequela è una scelta irrevocabile che non ammette incertezze e riserve. Il regno che Gesù annuncia è più esigente del ministero profetico. Non siamo più nel tempo dell'attesa ma in quello del compimento; d'ora in poi bisogna giocare tutta la propria vita nell'impegno della sequela. Il Vangelo presenta tre persone accomunate dal fatto che si trovano davanti ad una decisione da prendere nei confronti di Gesù. Due sembrano già decisi: "Ti seguirò dovunque tu vada…Ti seguirò, Signore….". L'altro si sente chiamato, ma si ha l'impressione che lui stesso si augurasse quella proposta. Si può immaginare che tutti e tre fossero giovani, pieni di grandi ideali e di grandi desideri. Ma rimangono prigionieri del loro passato mentre avrebbero desiderato trasferirsi nel futuro aperto da Gesù. Gesù vuole far emergere, vuole far capire la priorità, l'urgenza, qualcosa che viene prima e sta al di sopra di tutto. "Il regno di Dio". Che cosa rappresenta il regno di Dio? Possiamo affermare che il Signore è per noi il bene unico, assoluto, totale, che comprende e trascende tutti i beni di questo mondo? Se il Signore per me non è "il mio unico bene", mi sarà difficile abbandonare la sponda degli altri beni che danno sicurezza. La fedeltà al Signore si misura sulla capacità di seguire Gesù su quella strada che lo ha portato a "essere tolto dal mondo". Se le grandi rinunce ci spaventano, educhiamoci almeno a qualche piccola rinuncia che sia definitiva. Gesù è sempre accanto a noi e nella attesa che ci nasca in cuore un desiderio decisivo, un sì totale capace di vincere gli abituali tentennamenti e di consegnarci all'amore del Padre. Sia lodato Gesù Cristo. |
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