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Omelia della XIV domenica del Tempo Ordinario 08 luglio 2001 a cura di don Alessio De Stefano
L'invio dei 72 ( o 70) è una pericope esclusivamente lucana. Gesù definisce gli impegni essenziali del missionario cristiano. Il primo imperativo è tipico di Luca: Pregate!(v.2). Il discepolo sa, perché Gesù l'ha insegnato, che la fecondità del ministero nasce solo dal contatto vivo e personale con Dio. Dalla e nella stessa preghiera nascono nuovi annunciatori. La missione è grazia e solo nella preghiera può essere ottenuta. Il secondo impegno è l'annuncio: anche nelle situazioni di difficoltà, è necessario evitare ogni forma di violenza o di forza. Ma si deve essere annunciatori di pace (agnelli) che propongono e mai impongono (vv. 5-6). E' opportuno abbandonare ogni compromesso nell'annuncio del vangelo, ma si deve sempre continuare ad annunciare: "Sappiate però che il regno di Dio è vicino"(v.11). In tutto questo c'è una fedeltà alla predicazione di Gesù. Terzo impegno riguarda la povertà. Il messaggero del vangelo deve essere distaccato da ogni forma di preoccupazione che lo lega alle cose terrene, si sviluppa, così, la condivisione /solidarietà che porta l'evangelizzatore a donarsi e a non essere colonizzatore. Luca, alla fine del brano, insiste ancora su due esigenze del discepolo: l'assenza di preoccupazioni per il suo avvenire terrestre, in una vita di povertà carica di significato profetico per la vicinanza del regno; il comportamento del discepolo con coloro che lo ospitano. Tale comportamento deve esprimere il carattere del pellegrino sempre in viaggio verso il regno, soddisfatto dell'ospitalità ricevuta. Meditando le parole di Gesù, "la messe è molta, ma gli operai sono pochi", il Concilio Vaticano II si è rivolto a tutti i cristiani, ai laici in particolare, scongiurandoli nel Signore <<a rispondere volentieri, con generosità e con slancio di cuore, alla voce di Cristo, che in quest'ora li invita con maggiore insitenza, e all'impulso dello Spirito Santo. In modo speciale i più giovani sentano questo appello come rivolto a se stessi, e l'accolgano con alacrità e magnanimità>> (AA 33). |
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