XIX del Tempo Ordinario - C

 

12 agosto 2001

 

a cura di don Francesco Diodati

 

Operosità e vigilanza

Nelle ultime domeniche, la liturgia della Parola ci ha proposto degli atteggiamenti fondamentali per chi vuole essere discepolo di Gesù e mettersi alla sua sequela: vivere senza ipocrisia e finzioni la carità, verso il prossimo; scegliere di stare con il Signore, nell'obbedienza, nella fiducia e nell'ascolto della sua Parola; praticare la preghiera, riconoscendo di essere figli bisognosi della presenza misericordiosa e provvidente del Padre.

A questi atteggiamenti occorre aggiungere in questa domenica l'operosità e la vigilanza.

"Siate pronti con la cintura ai fianchi "
Gesù ci ricorda la limitatezza e la fugacità della vita e ci stimola a perseguire un nuovo stile di vita fatto di semplicità, essenzialità e distacco dai beni materiali. <<Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore>>.
L'immagine della cintura ai fianchi ci richiama a non mollare mai la guardia nella vita spirituale, a stare sempre attenti per sapersi difendere dall'opera distruttrice del maligno, instancabile avversario, che insidia il nostro cammino di santità.

Il tempo delle vacanze, potremmo paragonarlo al "deserto" luogo del pericolo, della presenza del maligno, ma anche dell'incontro con il Signore. L'esperienza dei santi ci ricorda che l'opera del maligno si fa più intensa verso chi vuole vivere secondo il Signore, ma nel combattimento spirituale il buon Dio non abbandona mai nessuno.

Nel brano del vangelo, il Signore non solo invita la sua comunità a non temere, ma la esorta anche a vivere con serietà ed impegno la vita di ogni giorno.

La nostra esistenza è un dono che viene da Dio e di cui dovremo rendere conto a lui, giusto giudice. Nessuno di noi sa quando avverrà questo incontro con il Signore: per questo, Gesù ci esorta ad essere sempre vigilanti, in attesa del suo ritorno; ci invita a riconoscere in lui colui che guida la storia; ci richiama a vivere la nostra esistenza come un cammino verso la casa del Padre.

Chi ci permette di vivere nella condizione dell'attesa vigilante, è la fede in Cristo Gesù.

Attendere il Signore, significa servirlo nella persona di quanti condividono la nostra vita di ogni giorno; significa prendersi a cuore le situazioni di gioia e di dolore con cui veniamo a contatto; significa rinnovare il mondo intero cominciando dalle nostre comunità cristiane, dalle nostre famiglie, dalle persone che ci sono care. Così, quando giungerà il giorno dell'incontro con lui potremo sperare di sentirci dire:<<Vieni, servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore>> (Mt 25,21).

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