Omelia della XVI Domenica del Tempo Ordinario

22 Luglio 2001

a cura di don Giovanni Maurello

         Oggi è una domenica tutta particolare. Non solo perché risente della novità della Parola di Dio, ma anche perché questa Parola viene ad illuminare la vita del mondo "globalizzato" che tenta di assumere ogni storia e si agita, con linguaggi ed interpretazioni poliedriche, per la vita degli uomini.
Verrebbe voglia di gridare l'antico adagio di Fénélon: "Gli uomini si agitano e Dio li conduce". E come ci conduce il Signore se non con la forza della sua Parola, che è luce al cammino di tutti e della cui grazia è piena la terra?
C'è bisogno di sintesi, in questo mondo globalizzato, a motivo di un'affermazione di Gesù così perentoria che smonta e provoca ogni nostra ansia e ogni nostra frenesia: una sola cosa è necessaria.
Può sembrare riduttivo l'invito e, nello stesso tempo, banalizzante perché le sintesi vitali e le sole scelte necessarie sono sempre qualcosa di poco realizzabile.
Vivere è difficile. Il mondo è un villaggio globale. Ci sono da fare mille cose che il non farle ci provoca lo scrupolo dell'incompletezza. E tutto sembra scorrere così velocemente che si ha poco tempo per le cose necessarie.
Non parliamo, poi, dell'atteggiamento contrapposto della pigrizia, intellettuale o spirituale che sia, che tende a costruire l'uomo indifferente agli altri e a tutto ciò che lo circonda.
Insomma, c'è da fare sintesi! E la Parola di Dio di questa domenica ci prova e ce ne offre un itinerario.

1. Correre incontro agli altri. Abramo è il segno dell'uomo che si apre all'accoglienza. Il suo è un salto nell'imprevisto della vita. Accoglie ed offre ai suoi ospiti quanto possiede nella sua casa: acqua e pane, latte e carne. Se provassimo ad interpretare questi simboli, credo che riceveremmo una lezione di sobrietà e di saggezza che ci provocherebbero verifiche urgenti e necessarie.
In un mondo globalizzato, per essere uomo di Dio, dobbiamo semplicemente imparare ad accogliere e a condividere. Quello che si è e quello che si ha. Un'antica interpretazione patristica intravede nei tre uomini una piccola rivelazione della Trinità. Dio vuole entrare nella vita degli uomini e vuole aprirsi ed offrirsi alla loro amicizia per un pasto frugale destinato alla sazietà e all'arricchimento interiore della propria vita.
In un mondo globalizzato, apparentemente aperto, la strada di Dio passa attraverso lo stile dell'accoglienza e della solidarietà. Non c'è altra strada che questo invito all'apertura. Se, poi, si è capaci di andare oltre il segno e cogliere, vigorosamente, la presenza di Dio nelle vicende umane quotidiane, si è già sulla strada della conversione perché si impara che la vita è solo un dono e va solo donata.

2. Ascoltare chi? C'è una parte migliore che siamo chiamati a cogliere. La nostra vita ha bisogno di "una parte migliore". Il bisogno estremo di ridimensionare il groviglio della vita esplode irruentemente.
Tra una notizia in TV e un dialogo complesso con chi viene a chiederci qualcosa, ci si accorge che più si è formali e meno si è significativi e, al contrario, più si ascolta e meno ci si sofferma sulle periferie dei drammi umani. Ascoltare è importante. Ascoltare è necessario. Ma il vero grido di Gesù, questa domenica, è quello di trasformare la vita in un ascolto del Maestro interiore. Che noi cristiani chiamiamo Padre che sei nei cieli.
Non ci si preoccuperà, più, allora, se il nostro lavoro sarà troppo o disorganico, se sarà faticoso o ordinato, ma si baderà esclusivamente a penetrare il mistero di un incontro che dà senso e valore alla nostra vita e alla vita di tutti gli uomini: il senso del vivere, l'ancorarsi alle cose importanti, il tentativo di sbrogliare la matassa della propria esistenza senza tuffarsi, spasmodicamente, nel groviglio di una vita frenetica e insostenibile, piena di un vuoto che non riusciamo a decifrare.
Ha ragione chi ha scritto che "il vero viaggio è quello interiore".
Oggi, il Signore Gesù ci invita non solo a coltivare la nostra vita spirituale, ma a trasformare ogni nostra attività in un ascolto profondo delle ricchezze che ci portiamo dentro e a pescare in ogni nostra esperienza i messaggi arricchenti per le interminabili autostrade interiori.
Quanto è difficile nel mondo occidentale vivere di interiorità! Ma, nello stesso tempo, quanti messaggi interiori sorvolano sulla nostra intelligenza e non siamo capaci di coglierli e di trasformarli in un linguaggio e in una proposta educative.
Commuove e arricchisce ascoltare i giovani del Global Forum di Genova che affermano di essere lì per dare voce ai giovani. E qualcuno, addirittura, vi ha perso la vita. Anche questa è ricchezza interiore che nasce ed è diffusa nella vita di ciascun uomo.
Gesù ha ragione: se entri in te stesso ti accorgi cosa sia la vita; se ascolti la tua vita vi percepirai la presenza del solo necessario. Il Signore che dà senso alla vita dei nostri poveri giorni.

3. Lieto delle sofferenze! Paolo ci offre un modello di ascolto che sa del paradossale: in ascolto della Croce del Signore Gesù. E' l'indicazione di uno stile di vita che lui per primo ha assunto: ascoltare un uomo che è morto in croce per tutti e vantarsi di questo ascolto che richiede una consegna generosa resa possibile solo dallo Spirito di Dio.
Ascoltare è difficile, si sa. Ma ascoltare le cose assurde e inaccettabili, misteriose, che vengono da Dio è ancora più difficile: è la strada stretta che San Paolo oggi ci ricorda!
Chissà quanti di noi ascoltano le cose "difficili" che Dio ci regala per la nostra salvezza. Anche questo è un invito alla sapienza e alla sobrietà. Oggi, come sempre.

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