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Omelia
della XXIV domenica del Tempo Ordinario
16
settembre 2001
a
cura di don Alessio De Stefano
Tema conduttore
Il filo logico che lega la liturgia della parola di questa domenica lo
possiamo individuare nella figura di Dio Padre Misericordioso (cf. 1a
lettura e vangelo). Nella 2a lettura lo stesso tema acquista rilievo nella
vicenda personale dell’Apostolo, che attraverso il racconto della sua
conversione, ha voluto mostrare la grandezza della misericordia e della
bontà di Dio.
Indicazioni per
l’omelia
Un primo aspetto della misericordia di Dio lo possiamo scorgere nello
“sguardo di Dio”, che trova il suo apice nel vangelo, nella figura del
Padre che aspetta impazientemente il ritorno del figlio. Dobbiamo prendere
coscienza di questo sguardo d’amore, perché Dio, di fronte al peccato,
non si comporta come gli uomini, ma ha un modo d’agire che sconvolge la
mentalità umana e dello stesso peccatore. Dio non guarda all’azione
esteriore, ma va a posare il suo occhio nel cuore della persona (cf.1Sam
16,7), perché l’uomo si manifesta per quello che si porta dentro;
e se è malato deve essere curato. Per cui c’è un invito
ad aprire il nostro cuore allo sguardo amorevole di Dio; cioè a
rientrare in noi stessi e compiere una verifica che adotti criteri che
vengono dall’alto e non dal basso, prendendo coscienza, in questo modo,
di essere peccatori e che questo peccato ha rotto il nostro equilibrio
interiore, perciò necessita l’intervento di Qualcuno che è
capace di guardare all’uomo anche quando questi pensa che tutto è
perduto.
Il secondo aspetto dell’atteggiamento amorevole di Dio è da identificare
nella ricerca spasmodica di ciò che è perduto. Siamo cercati
da Dio (cf. le parabole della dracma e della pecorella). Lo smarrimento
può essere causato da tante esperienze: malattie, disastri (guarda
ciò che è successo in america), insuccessi, fallimenti personali
e comunitari etc.
La risposta di Dio di fronte a tale situazione della vita umana è
quella della ricerca, perché l’uomo deve essere consapevole che
per il Padre noi siamo una ricchezza insostituibile perché creati
a sua immagine e somiglianza, per cui abbiamo valore non per quello che
noi possediamo, e che molte volte ci porta ad allontanarci dalla retta
via, ma per quello che noi siamo. Allora deve prevalere la convinzione
che Dio perdona, ci impedisce di essere tristi. Una donna che cerca, un
pastore che parte ed un Padre che aspetta il proprio figlio sono il segno
inequivocabile di un perdono accordato già prima del ritorno, è
opportuno, dunque, manifestare la propria situazione di indigenza spirituale
ed umana per ottenere la piena integrazione nella famiglia di Dio. Questa
è la logica di Dio, anche se umanamente incomprensibile. Non si
guarda più al passato, ma ci si innalza a osservare l’orizzonte
per poter contemplare con gli occhi di Dio le meraviglie del suo amore.
Attenzione pastorale
Alla luce di tutto ciò che è stato detto, è necessario
per noi pastori avere un atteggiamento di mediazione. Ciò significa
che davanti allo smarrimento ed alla disperazione, "si esige il perdono
del cuore: << Chi tratta con ira il fratello, sarà condannato
in tribunale ( Mt 5,22)>>. Allora
scopriamo che la fraternità cristiana deve essere fonte di solidarietà"
(Alonso Schokel).
Abituiamoci al senso della missione, e se saremo capaci di amore avremo
realizzato in parte il progetto di Dio: "E vide che tutto era buono".
Iniziamo, anche noi, a ragionare con la mente di Dio e le cose cambieranno.
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