Omelia della XXIX domenica del Tempo Ordinario

 

21 ottobre 2001

 

a cura di don Saverio Viola

 

"Pregare sempre "


Nelle ultime domeniche la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ha invitati a considerare la fede come dono che Dio ha dato a ciascuno di noi. Dono che dobbiamo sempre di più accogliere e far maturare attraverso la preghiere, la grazia dei sacramenti e le opere di carità.

L’interrogativo con il quale si chiude il vangelo di questa domenica ci sconvolge: "il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?". Forse avremmo voluto trovare l’interrogativo del Signore all’inizio della parabola in quanto questa è stata annunciata per indicare nella preghiera una necessità del discepolo. E’ proprio la necessità di pregare sempre senza stancarsi che è garanzia della fede duratura.

Lo sappiamo, ma giova ripeterlo per poi viverlo. La fede è totale fiducia nel Signore, un lasciarsi andare spensieratamente nelle mani di Dio, un atto impotente del fedele nell’Onnipotente, un consegnarsi senza troppi perché in Colui che "sa", e così via. Questa fede, a volte, deve lottare contro l’apparente "assenza" di Dio. Si, quante volte ci viene da pensare "nonostante le mie preghiere il Signore non mi ascolta!". In questa società del subito pronto dove sono sufficienti persino cinque minuti per avere un piatto di pasta già pronto, dove con il telefonino si ha la certezza di essere ascoltati e di raggiungere tutti, noi non sappiamo più aspettare e chiedere con insistenza. La Parola di questa domenica ci insegna da una parte a tenere "le mani alzate", dall’altra a "gridare giorno e notte".

Le mani alzate: per vincere il nostro egoismo, per superare le prove, per sconfiggere il male, è necessario tenere le mani alzate verso Dio, come Mosè, e quando ci sentiamo stanchi altri ci aiuteranno per continuare ad essere forti contro il nemico, come Aronne e Cur.

Gridare giorno e notte: cioè perseverare nella preghiera, come la vedova che non si è sfiduciata davanti ai continui rifiuti del giudice e la sua insistenza è stata premiata, così il Signore, che è Padre attento e benevolo, certamente ascolterà i suoi eletti che gridano giorno e notte verso di Lui.

La preghiera del cristiano non può e non deve essere casuale, intermittente, bensì deve essere perseverante. Un continuo dialogo con il Signore, appunto giorno e notte. Piena fiducia in Colui che ci ha redenti a prezzo del suo sangue ed è nostro custode, sta alla nostra destra e come ombra ci copre.

Allora, riprendiamo coraggio, fiducia ed abbandoniamoci in Lui; anche quando la sua risposta tarda a venire e le nostre richieste non sono state del tutto esaudite, non ci stanchiamo di pregare e di dire:

" Signore, non la mia, ma la tua volontà sia fatta, perché la tua è sempre volontà di bene per me".

 

| Omelia | Letture | Liturgia | Contatti
© 2001 La Parrocchia.it  - Tutti i diritti sono riservati.