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Omelia
della XXVII domenica del Tempo Ordinario
7
ottobre 2001
a
cura di don Joseph Venson
"Signore
aumenta la nostra fede"
Fratelli nella fede,
è una bellissima preghiera e Gesù coglie l'occasione per
sottolineare l'importanza della fede. Essa suppone che la fede sia vista
come un dono e lo chiedono al Signore. Ma non è facile credere.
Perché ci può essere una difficoltà per chi inizia
il cammino e si trova davanti a verità indimostrabili, da accettare
solo per un assenso del cuore. E può essere un'altra difficoltà
per chi già si è mosso sul sentiero della fede: è
la delusione, il sospetto che la fede sia inutile. Come nella liturgia
di oggi ne parla il profeta Abacuc: "Fino a quando, Signore, implorerò
e non ascolti?.. Perché la preghiera non deve trovare ascolto?
Perché il cielo rimane chiuso al grido che sale dalla terra? Come
è possibile avere sotto gli occhi ingiustizia e violenza senza
un senso di speranza che venga da parte di Dio? Ci sono tanti perché
senza una risposta immediata. Nonostante tutto ciò, l'uomo di fede
è colui che "vede" anche le cose invisibili agli occhi
della carne.
"La fede non ammette di essere raccontata. Deve essere vissuta, e
allora si risponde da sé". Signore, dammi la fede è,
perciò la mia preghiera giorno e notte" (Gandhi). Niente è
impossibile a Dio. "se avrete fede pari ad un granello di senapa
. Niente vi sarà impossibile" (Mt 17). Il Signore può
far passare un cammello per la cruna di un ago. La ragione è debole,
la fede è onnipotente. La ragione non può andare molto lontano:
ad un certo punto essa deve per forza fermarsi. Con l'aiuto della fede,
invece, un uomo può perfino attraversare senza difficoltà
l'oceano. Davanti ad essa cedono e svaniscono le forze della natura. E
fuggono peccato, iniquità, mondanità e ignoranza. Dio può
fare tutto. La fede, sesto senso, trascende la ragione senza contraddirla.
Aver fede significa diventare disponibili a Dio, ascoltare la sua parola
così profondamente da venirne trasformati, essere "trasparenti"
alla sua volontà. Chi crede, dunque, non crea ostacolo alcuno all'azione
di Dio, non l'offusca, la lascia passare. Non costringe Dio a fare quello
che vogliamo noi ma permette a noi di fare quello che vuole lui.
Nella Bibbia non si dice mai che Abramo sia entrato in un Santuario per
pregare, eppure egli è ritenuto non soltanto il padre dei credenti,
ma anche il modello dell'uomo che prega. Se per pregare è necessario
credere, per credere bisogna pregare. Tutta la sua vita è segnata
dalla preghiera: non ha preso alcuna iniziativa se non dopo aver ascoltato
la parola del Signore, non ha fatto un passo senza aver ricevuto dal suo
Dio l'indicazione del cammino.
La sua storia è segnata da un costante dialogo con il Signore.
Il Signore disse ad Abramo ed Abramo partì..(Gn12,1.4); La parola
del Signore fu rivolta ad Abramo in visione Abramo rispose: Signore che
mi darai? (Gn 15,1.2); Dio mise alla prova ed Abramo rispose eccomi (Gn
22,1). Questo dialogo ha alimentato la fede di Abramo, lo ha disposto
ad accogliere la volontà di Dio, gli ha fatto credere nel suo amore
nonostante ogni apparenza contraria.
Molti eventi nella nostra vita sono incomprensibili, illogici e sembrano
dar ragione a chi dubita che Dio sia presente e accompagni la nostra storia.
In questi momenti la nostra fede è messa a dura prova e ci verrebbe
spontaneo gridare al Signore e implorare: "ascolta la nostra voce,
intendi il nostro lamento". Egli ascolta sempre la nostra voce, difficile
per noi riuscire a percepire la sua.
Nella prima lettura di oggi Dio non dà alcuna spiegazione, chiede
solo fiducia incondizionata. Capisce le rimostranze del profeta e del
popolo, sa che non sono in grado di comprendere le ragioni della sua tolleranza,
tuttavia assicura che un giorno apparirà a tutti. I tempi di Dio
non sono quelli dell'uomo, ma è certo che la sua giustizia si compirà.
E di questa fede che vive il giusto perché sa che non sarà
mai deluso.
Il cristiano è chiamato a testimoniare la verità che richiede
forza e coraggio. Perciò s. Paolo ci esorta di conservare integro
il deposito della fede. La fede è la tecnica per imparare a servire
Dio nel modo giusto.
L'esperienza di una fede incerta e vacillante viene fatta ogni giorno:
crediamo in Gesù, ma non ci fidiamo totalmente di lui, non abbiamo
il coraggio di compiere certi passi, di slegarci da certe abitudini, di
fare certe rinunce. Ecco la fede che deve rafforzarci. La tentazione di
rimettere in causa le proprie scelte, di tirarsi indietro è grande.
Alla richiesta di aumentare la loro fede. Invece di esaudirli,Gesù
comincia a descrivere le meraviglie che la fede produce. La fede - dice
Gesù - è capace di realizzare anche l'impossibile. Se abbiamo
fatto qualcosa di buono sappiamo che non va perduto. L'uomo di fede lascia
che sia Dio a giudicare. Noi ci limitiamo a dire: "Siamo servi inutili".
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