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Omelia
della XXVIII domenica del Tempo Ordinario
14 ottobre 2001
a cura di don Francesco Diodati
"Grati al Signore"
Tante volte, forse anche noi vediamo solo "l'oro" del nostro egoismo, dei nostri interessi, del nostro io e non sappiamo vedere oltre. Vedere Dio che cura e guarisce la lebbra del nostro peccato, del nostro male, ci dona la salvezza e quindi ringraziarlo. Nella prima e terza lettura, si parla di lebbrosi, lebbrosi guariti. La lebbra è immagine di una nostra situazione di limite, di insufficienza, anzi di malattia morale, e quindi di un bisogno di salvezza. Tre, almeno, sono
i bisogni dell'uomo che da solo non può accontentare: il senso
della propria vita o anche la chiarezza sulla sua identità; una
speranza per il futuro e qualcosa di sicuro circa la morte e l'aldilà;
il bisogno di essere amato e capito, e più profondamente di essere
perdonato. A liberarci e guarirci
ci pensa Gesù che non si tira indietro alle richieste di guarigione. Gesù esige
la gratitudine dei guariti: lo sottolinea sia chiedendo conto ai nove
assenti ("E gli altri nove dove sono?"), sia lodando il ritorno
dello straniero, probabilmente l'unico straniero, La nostra eccessiva "abitudine" al sacro, può abbassare il livello di gratitudine per ogni segno dell'amore gratuito di Dio. Lo straniero, il samaritano, che non aveva ancora conosciuto le sorprese del Maestro, recepisce subito con gioia la bellezza del dono. La gratitudine, in
Naaman come nel samaritano, rivela il germe della fede, sufficiente per
meritare un ulteriore segno di salvezza, anzi quello decisivo, che riporta
la creatura al recupero integrale del suo "star bene": <<..la
tua fede ti ha salvato>>. Il brano evangelico ci indica che dobbiamo ringraziare il Signore per i suoi benefici. Ma prima ancora contiene un insegnamento sul perché del ringraziamento. Bisogna ringraziare e glorificare Dio perché è un Dio che si prende cura dell'uomo ed è impegnato a porre fine ad ogni forma di emarginazione e malattia. Cerchiamo di non farci
abbagliare "dall'oro" del nostro egoismo, dei nostri interessi,
per poter vedere la presenza di Dio che ci concede tanti benefici e quindi
ringraziarlo dal profondo del nostro cuore.
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