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ASCENSIONE DEL SIGNORE - C
27 maggio 2001
"…sarete miei testimoni fino agli estremi confini della terra" (At 1.8) Fratelli nella fede, Questo racconto dell'Ascensione di Gesù non vuole dare un resoconto in forma documentaria di un evento, ma vuole esprimere attraverso i segni e i simboli ciò che diversamente sarebbe inesprimibile. E l'inesprimibile è ancora il grande evento della risurrezione. Ascensione e risurrezione, sia pure con immagini diverse, ci trasmettono la stessa certezza: Gesù non è rimasto nel buio della tomba, ma ha raggiunto la luce di Dio. . . questa festa ci indica un percorso e una destinazione. Dove andiamo? È la domanda che racchiude un'infinita di altre domande: dove ci portano le nostre giornate vissute affannosamente, sempre di corsa e sempre in ritardo rispetto ai tantissimi impegni quotidiani? Che ne sarà di tante fatiche e sofferenze, ambizioni e passioni che costituiscono il tessuto abituale della nostra esistenza? C'è qualcosa che rimane dopo la morte oppure la parabola in quel momento si chiude per sempre? Che dire delle persone defunte che abbiamo conosciuto e amato? Dove sono? Che ne è di loro? Chi parla ancora di vita eterna? Anche noi credenti ci crediamo poco. Alla domanda dei discepoli: è questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele? Noi abbiamo già trovato le risposte: il tempo è questo: non c'è un altro. Agli apostoli che continuano a fissare lo sguardo verso il cielo dove Cristo è scomparso, due angeli ricordano che ormai hanno altre cose di cui occuparsi. E' stata loro affidata la missione di essere i testimoni del Vangelo. Devono subito mettersi all'opera! Il cristiano è chiamato a un destino meraviglioso, quello di condividere nell'aldilà la felicità stessa di Dio, tuttavia gliene è stata posta una condizione, e precisamente quella di lavorare quaggiù alla costruzione del regno di Dio, il suo regno di giustizia, di pace e di amore. E in che modo? Sforzandosi, nella luce e nella forza dello Spirito, di rendere la sua vita e quella degli altri conforme alle esigenze del Vangelo. "Siate miei testimoni" - ha detto Cristo ai suoi apostoli. Ci sentiamo anche noi investiti della stessa missione? Cristo, di cui oggi celebriamo la gloriosa ascensione al cielo, chi è per noi? Un vivente o un morto? Pur essendo alla presenza del Padre, egli è sempre presente nel mondo, nella Chiesa e anche in noi: ne siamo coscienti? "Andate in tutto il mondo" - ha detto Cristo ai suoi discepoli. Ci sentiamo chiamati in causa da questo ordine? Ci sentiamo suoi inviati nel nostro ambiente di vita, nella nostra famiglia, nel nostro studio, nella scuola, nella società, e anche nel nostro club? San Luca ci ricorda ancora che Cristo, prima di congedarsi dagli apostoli, rivolge loro le sue ultime raccomandazioni e li incarica di continuare nel mondo la sua opera di salvezza. L'autore sottolinea con forza il senso di questa dipartita di Cristo, facendo vedere che incomincia una nuova storia: quella di Gesù presente nel mondo e operante nella sua Chiesa. Gli Apostoli, non avendo ancora ricevuto lo Spirito Santo, non capiscono bene per ora. Ma capiranno in seguito: scelti da Cristo, saranno i suoi testimoni fino agli estremi confini della terra. Questa vittoria di Cristo dà un senso anche alla nostra vita. Ci comunica una mentalità di speranza indefettibile, anche se andremo incontro a delusioni e a prove. Gli apostoli arrivarono con difficoltà a credere alla realtà della risurrezione: perciò Cristo si mostra e parla con loro. E' proprio lui che sta lì davanti a loro, colui che hanno conosciuto e che hanno visto morire. È veramente risorto. La missione affidata da Cristo agli apostoli è anche quella di ogni cristiano: la salvezza promessa agli uomini è realizzata in Cristo. Ognuno di noi deve proclamarlo con la testimonianza di una fede vissuta e luminosa. "Uomini di Galilea, perché state a guardare in cielo?" Gli apostoli hanno visto il loro maestro scomparire in una nube. Sono turbati e smarriti. Ed ecco che sono esortati a lasciare i loro ricordi, il loro passato, e a volgersi decisamente al futuro. È un invito rivolto, oltre che agli apostoli, anche a tutti i cristiani. Sono rimproverati spesso i cristiani di vivere nelle nuvole, fuori del loro tempo. Li interesserebbe solo il cielo, sarebbero preoccupati unicamente dell'eternità. Il Vangelo stesso avrebbe la responsabilità di questo atteggiamento d'indifferenza e di egoismo: "La religione è l'oppio dei popoli" - ha scritto Marx. È una mera calunnia! Nessuna dottrina, quanto il cristianesimo, è esigente e dinamica, anche per migliorare la condizione dell'umanità. Bisogna studiarla senza pregiudizi. Non esige sacrifici da coloro che la professano una dedizione totale al servizio degli altri? Cristo è stato mandato dal Padre a stabilire fra gli uomini un regno di pace, di giustizia, di carità. Ed è a questo regno di Dio che i cristiani devono lavorare, in unione con Cristo stesso... E da questo dipende la felicità eterna: è inutile alzare lo sguardo al cielo nella speranza di possederlo, se lo si distoglie dalla terra. Prima di entrare nella sua gloria, Cristo si è prodigato senza misura al servizio di Dio, Padre suo, e degli uomini, suoi fratelli. Ed è arrivato fino al sacrificio supremo, fino alla morte di croce. Nessuno può essere suo discepolo se rifiuta di portare la croce della totale dedizione, della dimenticanza di sé, della pazienza e dell'impegno: la croce dell'amore. Al cielo si arriva a questo prezzo! Sia lodato Gesù Cristo! |
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