Omelia del Corpus Domini 

17 giugno 2001

a cura di don Giovanni Maurello

            L’odierna liturgia della Parola ci offre la possibilità di soffermarci su un Mistero grande e indescrivibile dell’esperienza cristiana: Tantum ergo Sacramentum veneremur cernui.

E’ proprio vero che possiamo dirne qualcosa se semplicemente pieghiamo il capo e se solo la fede ci donerà di coglierne la portata.

Tale Mistero è reso intuibile attraverso una serie di brani che ci aiutano a comprenderne simbolicamente la realtà e, di conseguenza, a viverne l’importanza.

E’ quello che ha affermato il Concilio quando ha riconosciuto l’Eucarestia “fonte e culmine della vita della Chiesa”.

Essa è il cuore della Chiesa e il modello di vita di ogni cristiano.

Potrebbero bastare queste semplici intuizioni ad aiutarci a meditare. Nell’Eucarestia tutto è racchiuso – motivazione, stile e identità di ogni credente cristiano – e dall’Eucarestia tutto si apprende. La Sequenza ci conferma questa verità: Tu che tutto sai e puoi

Diventare uomini eucaristici. Credo che l’invocazione più bella e più significativa sia quella contenuta nella II Colletta di questa Domenica: la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie. E’, in fondo, il tentativo di imitare il Signore Gesù: Ti rendo grazie, Padre.

            Occorre, soprattutto oggi, riuscire a comprendere le dinamiche fondamentali dell’esperienza della fede: essa nasce da uno stupore iniziale – la percezione che Dio è vicino - ed esplode in un sentimento di  gratitudine e di esultanza.

Sapere che la vita viene dal Signore, che quanto abbiamo è un dono del suo amore, che quanto viviamo è il riflesso di una liturgia di lode che, fin dall’alba della creazione, si espande per l’universo intero. Il motivo di tanta gioia? Un canto, qualche anno fa, annotava: “E sei rimasto qui, invisibile mistero”.

La gratitudine e l’esultanza sono possibili a motivo della certezza di una presenza: Dio, il “totalmente Altro”, che decide di rimanere con noi, per sempre, nei segni del pane e del vino ed offrirsi ad ogni uomo per ricolmare la propria sazietà.

            A questo Mistero occorre partecipare, quasi a voler condividere le proiezioni che esso manifesta. E’, cioè, la scelta di imparare a vivere cristianamente, facendo del Signore Gesù la propria regola e il proprio modello di vita.

            La Parola di Dio di oggi ci insegna a partecipare al mistero di Gesù e a fare della nostra vita “qualcosa di eucaristico”…

 

·        Alla maniera di Melchisedeck. Partecipare vuol dire offrire. E non solo pane e vino. E’ un gesto di condivisione e di solidarietà, quasi un senso particolare che si vuole dare alla vita. A Parigi, l’Abbé Pierre andava gridando: Bisogna condividere. E non cose, tempo o spazi particolare. Bisogna condividere la vita. Che affermazione particolarmente difficile da interpretare! Condividere la vita. Solo il Signore Gesù, attraverso il Mistero del suo Corpo e del suo Sangue, può aiutarci a comprendere il valore e la portata di un gesto del genere.

·        Ho ricevuto quello che ho trasmesso. Paolo racconta la sua vita e l’evento straordinario che lo ha contraddistinto: la Grazia del Signore lo ha avvolto, salvandolo dal peccato e dalla morte. Non più l’uomo della Legge, ma un figlio di Dio, toccato e sorretto dallo Spirito del Signore. Questo evento non è, per Paolo, solo un ricordo, ma è qualcosa che, quotidianamente, all’interno di una comunità, viene celebrato e riattualizzato e costruisce uomini nuove e comunità evangelizzante. Saper celebrare: ecco il motore della vita cristiana! Se verificassimo la nostra “partecipazione” all’Eucarestia, riusciremmo a costruire comunità nuove e testimonianze più vere… Al mondo non abbiamo da ricordare nulla se non questo Mistero d’amore che è paradigma della vita del mondo: una consacrazione quotidiana!

·        Tutti mangiarono e furono saziati. Ci emoziona particolarmente il verbo “saziare”: esso tocca il cuore di ogni uomo che desidera la pienezza interiore. L’uomo sazio è l’uomo saggio: sa cosa o chi gli occorre e sa come sceglierlo e come essergli fedele. E’ una ricerca appassionante che favorisce incontri e determina scelte significative e, dall’altro lato, è una proposta unica che solo pochi sanno fare: chi mandi il mio corpo ha la vita eterna. Gesù ha una pretesa: l’accoglienza di lui è la premessa di una vita rinnovata e la possibilità di una vita le cui coordinate non sono secondo i paradigmi del mondo, ma si proiettano verso lidi sconfinati di felicità e di pienezza. Se provassimo a verificare se, oggi, Dio ci basta o se, al contrario, la sazietà dell’uomo contemporaneo deriva da ben altri canali, più assordanti, ma meno autentici… Il miracolo quotidiano che Dio offre a noi è questa scommessa interiore che ci invita a fare…

Quale Cristianesimo oggi viviamo e proponiamo? Quale Chiesa eucaristica celebriamo e testimoniamo? Chi sa fare eucaristia o chi, solo, può proporre l’Eucarestia? Oggi è giornata di contemplazione e di adorazione. Ma oggi è anche giornata di verifica e di scelte.

Che il Signore lo conceda a tutti noi!!!

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