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Natività di S. Giovanni Battista - C
24 giugno 2001
Che sarà mai di questo bambino ... a cura di don Francesco Diodati Nonostante i nostri accorgimenti e le nostre tecniche di memoria, penso che a tutti sia capitato di dimenticare il nome della persona con la quale ci si trova a parlare o che magari abbiamo incontrato dopo tanto tempo. L’imbarazzo è grande e direi, anche la mancanza è grande, perché nel nome che noi portiamo c’è la verità di noi stessi, la nostra identità. Il nostro nome è il passaporto, il segno distintivo che ci unisce agli altri, ci mette in rapporto con il prossimo e con Dio. Per questo talvolta dà fastidio veder banalizzato il nome di un neonato con riferimenti a personaggi della moda o dello spettacolo, agli idoli di qualche sport e persino a marche di automobili. Oggi celebriamo la Natività di S. Giovanni Battista, l’ultimo profeta dell’Antico Testamento, colui che prepara la strada alla venuta del Messia, colui che è voce che grida nel deserto. Giovanni è frutto della misericordia di Dio: nasce da genitori anziani, da Elisabetta che soffriva di sterilità, e da Zaccaria, sacerdote incredulo. Ogni figlio è sempre dono, è dono che va al di là della mera possibilità fisica e al di là della misura della fede. Che grande insegnamento, in un tempo come il nostro in cui sempre più si parla del "diritto al figlio", un figlio inteso come un possesso personale, come "oggetto da avere", un figlio preteso anche ricorrendo a manipolazione genetiche e a ogni sorta di mezzi artificiali. La Chiesa celebra il giorno della "nascita al cielo" dei suoi santi: per Giovanni, che preannuncia e prepara la nascita di Gesù, fa una eccezione. Festeggiare la sua natività, guardare a lui non come spettatori, ma come coloro che cercano il volto del Cristo nei suoi santi, significa mettere in luce la nostra identità di cristiani. La parola "cristiano" significa prolungamento di Cristo. "Che sarà mai di questo bambino" è la domanda centrale del vangelo di questa domenica ed è la stessa domanda che dovrebbero farsi i genitori quando si trovano di fronte al dono di un bambino che nasce. Giovanni Battista ha una grande missione da compiere, preparare il popolo ad accogliere il Messia atteso: "Tu bambino sarai chiamato profeta dell’Altissimo, precederai il Signore per preparare le sue vie"; tutta la sua vita, la sua persona e la sua missione, si compie nell’essere "Voce che grida", voce che è pronta a farsi da parte appena entra nel mondo la Parola, il Verbo del Padre: "Giovanni ha preparato la sua venuta… egli diceva: non sono io quello che voi pensate che io sia…". Ogni figlio del Regno, similmente al Battista, è chiamato a dare voce alla Parola: tutti i battezzati sono in questo senso "precursori" per i non credenti, sono dito puntato su Gesù Cristo; il cristiano è un continuo segnale che rimanda oltre se stesso: "non sono io importante, è lui che dovete seguire"; il Signore infatti continua a venire e ha bisogno di chi come il Battista, o come il discepolo amato, lo indichi al mondo: "Ecco l’Agnello di Dio ecco colui che toglie il peccato del mondo". Cerchiamo anche noi nel nostro ambiente, di essere dei piccoli "precursori" come lo è stato il Battista. Ricordiamoci che ognuno di noi è mezzo e strumento, (anche se inadeguato e povero) nelle mani di Dio. Lasciamo allora che Dio diventi il centro della nostra esistenza e apriamo sempre più il nostro cuore alla sua presenza perché "Dio abita là dove lo si lascia entrare". |
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